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Bufera sui siti di Aste al Ribasso

Qualche tempo fa non si faceva che parlare di Aste al Ribasso, ricordo anche di aver visto qualche servizio sui TG nazionali che declamava la “grande novità”. Da allora, parliamo di circa due anni fa, sono nati in Italia moltissimi siti che replicavano il “fortunato” meccanismo dell’offerta “unica più bassa” per l’aggiudicazione di oggetti da sogno.

Per chi non lo sapesse il meccanismo delle Aste al Ribasso è il seguente: ci si iscrive al sito e si acquista un “pacchetto informazioni” che consente di giocare. Il costo del pacchetto è variabile e può andare da pochi euro a diverse centinaia. Acquistato il pacchetto l’utente dispone, come detto, di un credito virtuale con cui può giocare.
Lo scopo del gioco è aggiudicarsi il prodotto formulando l’offerta unica più bassa. Per vincere, quindi, non è sufficiente formulare l’offerta più bassa, è anche necessario essere gli unici ad averla formulata! Ovviamente per ogni offerta formulata viene speso un po’ del credito acquistato. Più si gioca, quindi, più si spende.
Terminato il periodo di validità dell’asta il gestore del sito assegna il prodotto all’autore dell’offerta unica più bassa che potrà acquistarlo al prezzo offerto.
Con questo meccanismo sono stati assegnati computer e televisori per pochi centesimi, motorini ed auto per pochi euro.

Peccato che sembrerebbe che il meccanismo non sia proprio legale!
E’ di oggi la notizia del sequestro, ad opera della Guardia di Finanza, di sei dei più conosciuti siti di Aste al Ribasso con l’accusa di esercizio abusivo di giochi e scommesse e, nei casi più gravi, di truffa. Tra i siti chiusi dalla GdF si segnalano “colossi” del settore come YouBid e BidPlaza.
L’accusa di truffa non riguarderebbe tutti i siti sequestrati ma solo alcuni di questi che avrebbero omesso di spedire i premi agli utenti che se li erano aggiudicati.
Riguarda l’intero settore, invece, l’accusa di aver violato la normativa in tema di giochi e scommesse. Secondo il pm milanese Massimiliano Carducci, il meccanismo di aggiudicazione sarebbe assimilabile ad una vera e propria lotteria e pertanto dovrebbe essere sottoposto alle medesime regole che, in questo caso, non sono state rispettate.

Più precisamente si suppone violato l’art. 4 co. 4/bis legge 401/90.
L’art. 4 della citata legge punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni «chiunque esercita abusivamente l’organizzazione di scommesse che la legge riserva allo Stato o ad altro ente concessionario o su attività sportive gestite dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) dalle organizzazioni da esso dipendenti o dall’unione italiana per l’incremento delle razze equine (Unire)».
Con il comma 4-bis il legislatore ha esteso le medesime sanzioni a «chiunque svolga in Italia qualsiasi attività organizzata al fine di accettare o raccogliere o comunque favorire l’accettazione o in qualsiasi modo la raccolta, anche per via telefonica o telematica, di scommesse di qualsiasi genere da chiunque accettate in Italia o all’estero».

Se il giudice dovesse accogliere, cosa molto probabile, la tesi sostenuta dal PM questo sarebbe decisamente un punto di svolta nel settore. Per organizzare un sito di Aste Al Ribasso sarà necessario richiedere ed ottenere una apposita licenza un po’ come succede, già da qualche anno, per i siti di gambling (i quali sono tenuti ad ottenere l’approvazione dell’AAMS).

A titolo personale ritengo che introdurre una regolamentazione nel settore sia una cosa giustissima. E’ necessario, infatti, che vengano previste delle forme di tutela per il “giocatore” esattamente come accade nei siti di gambling, al fine di garantire l’utente da abusi, furbizie e trucchetti che potrebbero costargli parecchi euro.
Quello che non si capisce è, dato il clamore suscitato da questi siti, come sia stato possibile accorgersi solo ora della loro presunta illegalità.

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