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PEC: gli svantaggi

Abbiamo già parlato dei vantaggi della PEC, in questo post, viceversa, concentreremo la nostra attenzione sugli aspetti negativi: sembra impossibile che uno strumento in grado di eliminare scartoffie, code agli sportelli e spese di spedizione possa presentare anche degli svantaggi… eppure basta osservare alcuni degli aspetti “tecnici” della “posta certificata” per identificarne alcuni:

  1. l’introduzione della PEC comporta una inevitabile perdita d’importanza della mail collegata al dominio aziendale, la quale – coem sappiamo – è completamente priva di valore legale;
  2. la PEC è un mezzo di comunicazione valido solo per l’Italia, mandare una mail certificata all’estero è completamente inutile (lo standard utilizzato per la PEC non è riconosciuto a livello internazionale);
  3. le mail certificate possono essere cancellate, si immagini quindi cosa accadrebbe se all’insaputa di un utente venisse rimosso dal suo computer un messaggio di cui non ha avuto notizia;
  4. la mail certificata inviata ad un destinatario certificato riceve una conferma di recapito, ma non c’è alcuna garanzia circa l’effettiva lettura del messaggio!
  5. la mail certificata inviata ad una casella di posta comune non ottiene alcuna risposta “certa” di consegna (o meglio, questo dipende dalle impostazioni del provider del destinatario);

Soltanto l’utilizzo diffuso di questo strumento ci rivelerà se i suoi indubbi vantaggi prevarranno sui suoi svantaggi che, come abbiamo appena descritto, non sono del tutto assenti.

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  • penso che tutti gli strumenti nuovi all’inizio presentino problemi.
    comunque, sentendo varie voci in giro la conclusione è questa:
    polemiche per l’aver fatto la pec, ma se non l’avessero fatta ci sarebbero le polemiche contrarie, ma i sà “siamo in Italia”

  • I problemi evidenziati, alcuni per lo meno, sonmo problemi relativi al protocollo di funzionamento, cose cioè che si conoscevano a priori durante lo sviluppo del sistema server e quindi si poteva evitarle a prescindere da sviluppi futuri.
    Semmai il “sistema Italia” prevede sempre grandi proclami a cui nel migliore dei casi ciò che viene proclamato non funziona come ci si aspettava.
    Per esempio: la PEC usata per chiedere certificati e informazioni agli enti dello Stato non può funzionare per il semplice motivo che non siamo attrezzati a farlo.

  • Stefano

    per dire la mia… ho fatto tutti i passaggi come descritti sul sito della Pec e poi sono andato in posta cercare di farmela abilitare.
    l’impiegata ha chiamato il direttore e questo si è arrampicato sui vetri…
    In pratica non sapevano neanche cosa fosse…

    Il fatto è accaduto il 28.4.2010 a Udine, Posta centrale

    (mezz’ora di coda)

    auguri, riproverò più in là

  • Pure te a Udine? La prossima volta che vai in posta scrivilo che ci vediamo per un taj

    M.

  • Apprezzo sempre gli articoli che pubblicate ma perdonatemi se mi permetto di criticare in toto questo. I 5 punti che avete evidenziato sono per me assolutamente irrilevanti e spiego perchè.

    1) La mail aziendale cntinuerà ad essere importante perchè la pec non andrebbe usata per comunicazioni non ufficiali ma solo per quelle comunicazioni che debbano avere carattere di ufficialità, per esempio per esercitare il diritto di recesso (e qui si può criticare dicendo che la PEC che si attiva alle poste funziona solo verso le PA stando a quanto dice Guido Scorza. Non linko perchè non so se posso).

    2) La PEC nasce per comunicare all’interno dell’Italia, non all’estero e per digitalizzare l’Italia, non l’estero. Nessuno può escludere che in futuro diventi uno standard internazionale. Anzi, potremo dire che siamo stati i primi.

    3) La PEC è personale: se il messaggio viene cancellato lo ha fatto il destinatario. In ambito aziendale alla PEC dovrebbe avere accesso un addetto con potere decisionale o comunque legittimato a rappresentare l’azienda in ordine alle comunicazioni che arrivano via PEC. Sono da seguire le stesse procedure della raccomandata cartacea.

    4) Non sempre è richiesta l’effettiva lettura del messaggio accontentandosi che il messaggio sia arrivato a destinazione. È un principio che valeva già prima della PEC, con i documenti cartacei. Inoltre ci sono le notifiche che ti avvisano che sulla casella PEC c’è un nuovo messaggio. È compito del destinatario andarlo a leggere. Il mittente è a posto. Comunque qui non si può generalizzare ma si dovrà andare a vedere caso per caso la natura dell’atto ed i principi che lo reggono. Come detto, non tutti gli atti sono recettizi.

    5) Se si vuole una risposta certa di consegna si invia il messaggio ad un’altra casella certificata. Se non c’è si usa la raccomandata cartacea come si è sempre fatto.

    Perdonatemi ancora per la risposta punto su punto ma se si vuole criticare che lo si faccia a ragion veduta.

    Cordialmente e con rispetto,
    Aerendir

  • @Aerendir. Siamo qui per confrontarci e condividere le nostre opinioni, le critiche, soprattutto quelle puntuali e motivate come le tue, sono sempre ben accette.

  • Mi fa piacere, il confronto aiuta a capire e trovare le soluzioni. Continuate così perchè andate benissimo 🙂

  • Paolo

    Scusate ma all’estero la “Posta elettronica certificata” ce l’hanno già!

    E’ che gli italiani stavolta hanno fatto lo “standard” che non è standard.

    Le PEC fatte come CNIPA comanda vengono puntualmente, categoricamente e inesorabilmente filtrate dai server internazionali perché hanno a bordo un file xml che è un potenziale veicolo per i virus.

    Di sicuro i filtraggi internazionali non cambieranno per le poche mail di pochi milioni di persone i cui amministratori vogliono fare “i diversi”.

    Non mi dite che la soluzione è lasciar passare i file xml !

    Appena lo fate ditemelo che c’ho giusto qualche virus da mandare a qualcuno che mi è antipatico …

    In poche parole: E’ fin troppo facile fare un virus che si chiama come una posta elettronica certificata e farlo passare come tale.

    Questo dovrebbe bastare per mandare in pensione la PEC italiana.

    La soluzione è mandare una “mail certificata” che trasporta un link che indirizza l’utente che lo riceve su un server SSL (lo stesso standard di sicurezza delle banche e riconosciuto a livello internazionale) e lì trova il messaggio da leggere.

    Il server ha un registro che tiene in memoria il visitatore del link con la data, l’ora e l’indirizzo IP del computer da cui è stato letto il messaggio.

    Questo certifica inesorabilmente ed inequivocabilmente il lettore del messaggio registrando anche da quale città lo ha fatto e da quale computer.

    Più certificata di così?

    La gestione costerebbe una centesima parte della PEC.

    E si userebbero solo strumenti già esistenti e collaudati come l’SSL ed uno dei tanti sistemi di log gratuiti di cui il web è pieno.

    Pi

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