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Google Buzz: social non vuol dire successo

Il sempre ottimo Tagliarbe ha recentemente pubblicato un articolo dedicato allo scarso successo riscosso da Google Buzz, la piattaforma che Mountain View ha messo a disposizione degli utenti per la condivisione di immagini, video e altre risorse estendendo le funzionalità di Gmail.

Ma quali sono i motivi di questo insuccesso? Innanzitutto il fatto che Buzz fosse l’erede di un altro progetto poco fortunato come Wave, una piattaforma che avrebbe potuto rivoluzionare il modo di fare condivisione in Rete, ma che ha pagato lo scotto di non essere compresa dagli utilizzatori.
In secondo luogo viene il discorso della privacy, il fatto che gli utenti in molti casi sembrino trattare i propri dati personali in modo poco attento non vuol dire che siano disposti a disperderli per Internet senza alcun controllo; le iniziali impostazioni di Buzz, troppo permissive da questo punto di vista, hanno probabilmente costituito un freno alla partecipazione.
Viene poi il discorso dell’utilizzo, i dati mostrano come Buzz sia stato sfruttato in particolare per la condivisione di post provenienti da Twitter e, in minor parte, da dati circolanti su Feed Rss. Poche fonti, quindi, e tra l’altro facilmente reperibili senza passare per Buzz.
La Rete aveva la necessità di una nuova piattaforma per la condivisione? Evidentemente no; l’intenzione di Buzz era quella di diventare una nuova realtà sociale, in realtà sembra essersi trasformato in un comune aggregatore di notizie.

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  • Tra l’altro se non erro Google sfrutta anche Panoramio per le immagini, quindi a che prò un altro sistema simile?

    M.

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