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Italia: un paese per vecchi dove l’innovazione è bandita

Recentemente sul Sole24ore è apparsa un’interessante intervista a Lorenzo Thione, un ragazzo italiano di 32 anni che può essere considerato, a tutti gli effetti, il papà di Bing, il motore di ricerca targato Microsoft che, oltre oceano, sta dando filo da torcere a Google.
La storia di Thione è, dal mio punto di vista, particolarmente significativa. Per farla breve è la storia di un giovane informatico italiano che, a poco più di vent’anni, lascia l’Italia per terminare i propri studi in America dove, insieme ad altri ragazzi, fonda una startup – Powerset – con l’obiettivo di sfidare Google e Yahoo! sul terreno della ricerca on-line. Risultato? pochi anni dopo, la piccola società – che nel frattempo ha ricevuto circa 12 milioni di dollari (!!!) in finanziamenti – viene acquisita da Microsoft che ne farà il cuore di Bing.

Questa storia, già di per se molto significativa, diventa ancora più curiosa (e triste) se si pensa che lo stesso Google è nato da un’intuizione di un giovane ricercatore italianoMassimo Marchiori – che, a soli 26 anni, presentava al mondo la propria intuzione: un sistema di scansione del web in grado di catalogare i contenuti sulla base delle loro relazioni (link).
Quest’idea – nota come progetto Hyper Search – non ebbe mai uno sviluppo concreto in quanto il progetto del giovane Marchiori venne "bocciato" in ambito accademico, non perchè poco brillante, ma perchè il web era visto (da dei "lungimiranti" accademici taliani) come un fenomeno di poco conto, quasi un gioco per ragazzini!
Peccato che Hyper Search divenne, di li a poco, l’idea fondante del PageRank, l’algoritmo creato da Larry Page e Sergey Brin (allora studenti dell’Università di Stanford) che ha fatto la fortuna di Google, un’azienda da miliardi di dollari che macina utili e da lavoro a decine di migliaia di persone nel mondo.

Insomma: riducendo il discorso ai minimi termini possiamo dire (forse con eccesso di semplificazione) che Google e Bing avrebbero potuto essere due aziende italiane. Ma, ovviamente, le cose sono andate diversamente.

A questo punto la domanda da porci è: perchè questo paese non crede e non investe nei progetti dei giovani? nelle idee innovative? o, ancora più semplicemente, perchè non si investe nel futuro?
Perchè un giovane brillante come Thione ha bisogno di trasferirsi all’estero per veder valorizzato il proprio talento? Perchè un progetto come Hyper Search non riceve un centesimo di finanziamento da nessuno… e poi si scopre che qualcuno, ovviamente oltre oceano, ci costruisce sopra un’azienda miliardaria?

Il discorso, ovviamente, non si riduce a questi due (clamorosi) esempi di italico masochismo. Sorridendo, mi vien da pensare ad un ipotetico Bill Gates italiano che, ventenne, fonda una software house nel garage di casa. Risultato? chiuso dopo pochi mesi per aver violato le norme della Legge 626! Oppure ad un Mark Zuckerberg di casa nostra che, folgorato da un’intuizione, fonda il social network del futuro potenzialmente in grado di mettere in collegamento miliardi di persone sul pianeta. Risultato? chiuso dopo sei mesi per aver violato le norme in materia di privacy!
Ora, non fraintendetemi, non ho nulla (e ci mancherebbe!) contro la Legge che disciplina la sicurezza sui luoghi di lavoro ne tantomeno contro le regolamentazioni in materia di privacy, quello che voglio dire è che, spesso, questo paese fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote ai meritevoli ed ai capaci, non sostenendoli (avere un finanziamento per un giovane, se non si hanno le garanzie dei genitori, è qualcosa di difficilissimo), bloccandoli con una burocrazia elefantiaca (aprire un’azienda in Italia è un lavoro impegnativo che richiede ore e ore di carte e scartoffie), pressandoli con un sistema fiscale iniquo (chi fa impresa in Italia, e lo fa in modo corretto ed onesto, sa quale sia il peso fiscale da sostenere), ecc.

Ma perchè succede tutto questo?
Semplice, perchè, purtroppo, l’Italia è un paese vecchio. L’Italia è un paese fatto di signori ultra sessantenni che occupano tutti (o quasi) i posti di comando della politica, dell’impresa, dell’università.

Per i giovani non c’è spazio.
Quando in Italia si parla di "giovani imprenditori" si fa, quasi sempre, riferimento ai soliti "figli di papà" oltretutto ultra quarantenni. Negli States i "giovani imprenditori" hanno vent’anni e sono, molto spesso, ragazzini brillanti emersi, grazie alle loro idee, dai Campus universitari.

Per Internet non c’è spazio
In Italia stiamo parlando da dieci anni di una cosa che si chiama digital divide e che costituisce un blocco invalicabile ad un corretto sviluppo dell’economia digitale nel nostro paese!
Ma non basta. In Italia, Internet è il diavolo! Quando succede un fatto di cronaca nera il primo indiziato è Internet, Facebook, le Chat… poi si scopre che gli autori degli efferati omicidi sono i parenti o i vicini di casa.
Oppure: "Attenti, su Internet vi rubano la carta di credito!"… quante volte abbiamo sentito questa frase? ma perchè non dicono che il rischio è bassissimo (tendente allo zero) se la carta di credito la si usa su siti sicuri ed affidabili? Perchè non dicono che le clonazioni di carte di credito avvengono più facilmente nella "vita reale"? magari quando si va al ristorante o dal benzinaio?

Per le nuove idee non c’è spazio
Venture Capitalist in Italia? quasi nessuno!
Perchè le nostre "amatissime" banche non si impegnano nel sostenere le idee innovative imparando una parola determinate nel business: "rischio"?
Il "capitale di rischio", in Italia, dov’è?

Per l’innovazione non c’è spazio
Siamo talmente innamorati del "vecchio" che per qualsiasi cosa nuova si voglia fare in questo benedetto paese, il giorno dopo si è già formato un comitato di protesta.

Concludo questo mio lungo, e spero non troppo noioso intervento, lasciandovi una domanda: secondo voi, qual’è il futuro di un paese che non crede nel domani?

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  • Sagge parole. Questo è un paese che ci chiude gli spazi, io sono uno di quelli che pensa alla fuga da uno stato troglodito.

  • Marcello

    Un bellissimo articolo. Complimenti!
    Sono d’accordo con te su TUTTO. Povera Italia…

  • Chiara

    Sottoscrivo anch’io questa LUCIDISSIMA visione dei tempi (bui) che sta vivendo il nostro paese.
    Per i giovani in Italia c’è solo il precariato… e se non sei figlio di “qualcuno” la strada è davvero tutta in salita… anzi, a volte la strada è proprio chiusa 🙁

  • Marco

    Rispondo alla tua domanda: nessun futuro.

  • Claudio Garau

    Direi che l’idea geniale di istituire un Albo degli installatori conferma pienamente le riflessioni di Max.

  • Pier

    Pienamente d’accordo con il tuo articolo. Purtroppo per chi lavora nel campo informatico e ha a che fare col web, i discorsi sulla negatività di internet sono all’ordine del giorno e, cosa ancora più triste, sono i limiti che vengono imposti ai progetti che si creano.
    A proposito delle carte di credito avevo scritto un articolo, tempo fa, che si trova qui: http://www.pier78.com/index.php/2010/11/25/luoghi-comuni/
    Sul resto, il rischio viene imposto solo a chi ha l’idea, chi potrebbe finanziarla non vuole rischiare. Le banche tantomeno…se non hai garanzie capitale da offrire non offrono nemmeno un centesimo per incentivare le idee.

    Comunque è molto chiaro: un paese come il nostro ha il domani relegato ad un passato ormai consunto. Il futuro è sempre più nero.

  • perfettamente d’accordo.
    unica aggiunta: il grave è che il “masochismo” non si trova solo nell’informatica.
    Per quanto riguarda l’albo sono contrario, anzi TUTTI gli albi andrebbero eliminati (ormai non siamo – forse – più nel medioevo dove comandavano le corporazioni)

  • Ardingo

    Bè se parliamo di mali italiani ci stiamo dimenticando il più tipico. Il lamentarsi, lamentarsi lamentarsi. Ma la classe politica da dove arriva? Chi li elegge? Allora piuttosto che scappare rimbocchiamoci le maniche e cambiamo questo paese. Firmato una partita iva

  • stefano

    Sottoscrivo in toto.
    Sono un operatore del settore informatico da ormai 25 anni.
    Ho visto scorrere “tanti dati sotto i ponti” ma la costante che ha sempre unito le mie esperienze è stata l’indifferenza e la malfidenza verso l’innovazione tecnologica a partire dalle istituzioni, passando attraverso gli istituti di credito per finire alle aziende. Purtroppo tutti quanti non hanno mai visto più in la del loro, peraltro cortissimo, naso! E parlo per esperienza diretta. Da universitario, agli albori di Internet, avevo avuto una folgorazione (cosa divenuta normalissima poco tempo dopo): gestire un database di auto usate tramite un portale. Qualche giovanotto potrà considerare la cosa una ca….ta ma vi assicuro che a quei tempi poteva essere molto interessante. Risultato: docenti che bocciano il progetto, banche che nemmeno ti ascoltano ….. insomma bottega chiusa prima ancora di aprire.
    Futuro in “itaglia” è una parola sparita dal dizionario.

  • Assolutamente d’accordo… ma forse e pian piano qualcosa sta iniziano a cambiare.
    La cultura Italiana tende al troppo futile utilizzo del Web… troppe persone identificano Internet in Facebook, Twitter ecc… passano 5 ore a giocare o chattare. Nulla contro, ma di sicuro non hanno realmente idea di quello che il Web gli offre(compresi Enti – Amministrazioni – Governo – Media).
    l’Italia chiude gli spazi?…In Italia ancora non esiste, non cè la coscienza, dello spazio del Web 🙂

  • Come è vero.

  • – Perfino con la cosiddetta privacy, mi sembrerebbe che si stia esagerando. Ma per operare certi “distinguo” occorrerebbero cervelli ben capienti e assai preparati.
    – Inoltre, ricordiamoci che abbiamo precedenti illustri, in fatto di cose negative che riguardano purtroppo il da me amato Paese. Basti pensare a Guglielmo Marconi. Se non avesse trovato credito in Gran Bretagna, col cavolo avrebbe fatto i suoi esperimenti!
    – Per tutto il resto, l’articolo e i commenti hanno già detto quel che ne penso anch’io.
    – Molti complimenti a tutti.

    Tommaso Mazzoni d.p.r.o.

  • Marzia

    Non solo non c’è spazio per un’idea innovativa… in Italia si butta via anche l’eccellenza della tradizione!! Ma com’è che BULGARI non abbia trovato i fondi in Italia per espandere il proprio business e si sia venduta ai Francesi di Luis Vuitton? Perchè la Parmalat (dopo i disastri della gestione Tanzi) viene comprata dai Francesi? Perchè in Italia (tranne Coop e Esselunga) non c’è più un supermercato italiano? Ma vi rendete conto che questo paese viene quotidianamente SVUOTATO di ciò che c’è di buono? Restano solo i fannulloni ed i “furbi”…

    ps: Complimenti per l’articolo. Pungente e davvero ben scritto. Bravo.

  • Marzia

    Sempre in tema di giovani e futuro.
    Un bel articolo dedicato ai giovani laureati italiani… che fanno i netturbini per arrivare a fine mese.
    http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/08/news/netturbini_con_laurea-14651595/?ref=HREC1-5

  • Michele

    Sono daccordissimo, l’Italia non vuole questo progresso. Infatti tutti i migliori studenti se ne vanno all’estero.

  • segue dall’inizio questa interessantissima discussione, ma vorrei fare una domanda e poi citare una “vecchia” saggezza popolare.

    ma da che è fatta la tanto vituperata Italia?

    “aiutati, che il ciel t’aiuta”

  • Pizzi Rivo

    è stato scritto di tutto e di piu’… ma la durezza dell’acciaio temperato credo che potrebbe avere dei problemi se dovesse incontrare qualche testa di questi “uomini pensanti” che sono stati scelti da gli Italiani.
    Sono un ex operaio, pensionato… l’acciaio lo conosco e lo capisco ma loro NO.

  • aldo

    Sono un over 40 che a vent’anni ha provato a buttasi nella libera imprenditoria informatica, tante idee che poi nel tempo si sono rivelate vincenti per le grosse strutture, aiuti finanziari solo da parte dei genitori e di chi giovane come me ha creduto in una buona idea…….
    Tornassi indietro sarei scappato appena finita la scuola all’estero, rimango sempre pronto a farlo alla prima occasione!

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