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Bloggers: siamo tutti “clandestini”?

So che il caso di Carlo Ruta, blogger di Accadde in Sicilia, è già stato affrontato sulle pagine di Mr.Webamaster, ma vale la pena di ritornare sull’argomento per un semplice motivo, certi avvenimenti non dovrebbero passare sotto silenzio; non contesto la decisione del Giudice, non sono un giurista e penso che abbia agito applicando la Legge, vorrei solo esprimere la mia amarezza  per l’esistenza di una legge che prevede ancora oggi il reato di “stampa clandestina“.

Riflettendo un attimo mi viene da pensare che “clandestina” può essere soltanto la stampa in un paese dove viene negato un diritto civile elementare come la libertà d’informazione (e di pensiero), altrimenti perché la stampa dovrebbe essere “clandestina”? Mi auguro però che questa non sia la realtà del nostro Paese. Ruta ha offeso qualcuno con i suoi post? Ha calunniato qualcuno? Ha diffamato qualcuno? Nessun problema, se responsabilità c’è stata, esistono delle giuste leggi che prevedono delle sanzioni e tribunali in cui dimostrarla.

Nessuno che abbia un minimo di senso della realtà confonderebbe la libertà d’informazione con la libertà di procurare danno alle altre persone, questo è, a mio modestissimo parere, un comportamento sanzionabile; secondo il Corriere on line erano ben trent’anni che non veniva condannato nessuno per “stampa clandestina”, qusto significa che già prima del Web non veniva più applicata da tempo una legge concepita quando non esisteva neanche la televisione.

C’è poi un problema più generale, perché se informare da una piattaforma diversa rispetto ad una testata giornalistica costituisce un reato, allora qualsiasi blogger è potenzialmente reo nel momento in cui fa un qualsaisi riferimento all’attualità; oggi i giornalisti non pubblicano soltanto notizie, ma anche (e non di rado soprattutto) opinioni; quindi, facendo una semplice associazione d’idee, viene in mente che anche esprimere le proprie opinioni su un blog potrebbe essere considerato un comportamento in violazione del reato di “stampa clandestina”.

Non credo che l’accaduto possa essere minimizzato facendo riferimento al fatto che la sanzione comminata a Ruta sia stata di “appena 150 euro”, perché se tutto viene ridotto al semplice aggravio economico che comporta, allora si rischia veramente di non comprendere la differnza tra “prezzo” e “valore” delle cose.

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