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Web Designer e Developer Freelance: regole di sopravvivenza col cliente

Lavorare da Freelance non è una cosa facile, ci si trova spesso a dover fare un sacco di cose ed occuparsi di faccende che non c’entrano direttamente col lavoro di web design o di programmazione. Fare fatture, redigere preventivi, stipulare contratti, gestire pagamenti ed incassi, ecc. Insomma, la vita di chi decide di fare da solo è complicata e non sempre tutto fila liscio.
Una delle cose più difficile nella vita del Web Designer e/o Web Develoer Freelance è e resta la gestione del cliente, un processo che troppo spesso si trasforma in un vero incubo: pretese assurde, richieste non sempre educate, poco rispetto, pagamenti che latitano, ecc. sono solo alcuni dei problemi più frequenti.
Vediamo, di seguito, un elenco di 10 semplici regole che – mi auguro – vi aiuteranno ad avere una vita milgiore ed a fare meglio il vostro lavoro:

  1. Sono un professionista e voglio essere rispettato come tale! – il rispetto è un elemento fondamentale in ogni rapporto, anche e soprattutto in quelli di tipo lavorativo. Facciamo capire fin da subito ai nostri clienti che non siamo i loro schiavi, non siamo dei ragazzini che smanettano col PC, non siamo come il cugino del loro barbiere che fa i siti con Microsoft Word! Fate capire subito al vostro cliente che ha a che fare con un professionista e, di conseguenza, comportatevi come tale.
  2. Non si lavora senza fiducia – se manca la fiducia reciproca è bene interrompere subito la collaborazione; io non posso lavorare serenamente con un cliente se ho il sospetto che mi vule fregare; stessa cosa vale al contrario: se il vostro cliente non si fida completamente di voi e delle vostre capacità… vi garantisco che vi farà impazzire mettendo in dubbio tutto quello che fate!
  3. Chiarezza, chiarezza, chiarezza – nel limite del possibile mettete tutto nero su bianco; impegnatevi a fare il vostro mestiere stabilendo con precisione ogni aspetto del lavoro che dovete svolgere: chiarite subito metodologie, tecnologie, strumenti, ecc. e ricordatevi che molto spesso, per il cliente, voi siete tenuti a fare tutto quello che gli passa per la mente! se non stabilite un perimetro preciso vi ritroverete, senza accorgervi, a vagare tra gli umori, i pensieri ed i gusti mutevoli del vostro cliente.
  4. Scripta Manent – non importa se il vostro cliente sembra la persona più onesta del mondo, se è il migliore amico di vostro zio oppure un missionario sulla strada della santità: quando concordate un lavoro mettete sempre tutto nero su bianco. Ricordate che le e-mail hanno un limitato valore legale, usate quindi strumenti tradizionali (FAX, raccomandate) oppure la PEC.
  5. Il mio cellulare non è un call center!! – credo sempre che essere disponibili sia, tanto nella vita quanto nel lavoro, una buona regola, tuttavia, come in tutte le cose, ci vuole un limite! Mi è capitato, purtroppo, di avere a che fare con clienti che mi chiamavano ad ogni ora del giorno per chiedermi informazioni su qualsiasi problema legato ad Internet: perchè non mi si apre più Explorer? perchè oggi la posta non arriva? perchè la connessione è lenta? Cercate di fare capire al cliente che voi non siete un call center di assistenza generica per problemi legati al mondo dell’informatica. Se passate tutto il giorno a rispondere gratis al telefono vi ritroverete a fine mese senza i soldi per fare la spesa!
  6. L’esperto sono io o sei tu? – Come molti presidenti di squadre di calcio che si divertono a fare le formazioni, anche molti clienti hanno la pretesa di dirigerci nel compimento del nostro lavoro dicendoci, di volta in volta, cosa fare e cosa no. Questo è in assoluto uno degli errori più pericolosi ed assolutamente da evitare. Il cliente deve dirci cosa vuole e quali sono i suoi obiettivi, poi spetta a noi trovare la strada per realizzarli. Siamo noi, infatti, ad avere le competenze per svolgere il lavoro nel migliore dei modi: assecondare il cliente, infatti, porta sempre a risultati aberranti che lui stesso, il più delle volte, definirà insoddisfacenti… addossando a noi la colpa!
  7. L’acconto non è facoltativo – brutto vizio di alcuni clienti è che spesso si dimenticano di dover saldare il conto accampando, molte volte, contestazioni pretestuose o scuse assurde. Per questo motivo il mio consiglio è di pretendere sempre un acconto sostanzioso (almeno il 30% del pattuito) ed il saldo alla consegna prevedendo, a chiare lettere nel contratto di appalto, che il mancato pagamento entro il termine previsto comporterà atomaticamente alcune conseguenze per il cliente come, ad esempio, la messa off-line del sito web.
  8. Il prezzo si discute ad inizio lavori – questa, purtroppo, è una cattiva abitudine di molti clienti: al termine del lavoro chiedere uno sconto o lamentarsi del prezzo con frasi del tipo "ho visto su Internet che oggi ti fanno un sito web a 99 Euro"… se un cliente ha certe domande da fare le faccia all’inizio, quando, cioè, noi siamo ancora liberi di dire di no. A lavoro terminato il prezzo da pagare è quello concordato, se volevi un sito schifoso per 99 Euro perchè cavolo sei venuto da me?
  9. Gli aggiornamenti si pagano! – a distanza di alcuni mesi il vostro cliente ha deciso di aggiungere 5 pagine al suo sito web? oppure ha pensato di cambiare completamente il menu di navigazione? benissimo, sarà vostro compito informarlo preventivamente sui costi di queste modifiche facendogli capire che il fatto che voi abbiate fatto quel sito 6 mesi fa non significa che vi siete assunti l’onere di aggiornarlo per tutta la vita a gratis!
  10. Ci vuole buon senso – questa è la regola più importante di tutte. Ogni rapporto deve essere regolato dalla “carta firmata” e dal buon senso. Se il vostro cliente vi chiede, al termine dei lavori, una piccola modifica inizialmente non concordata potete anche chiudere un occhio ed accontentarlo; ben diverso se, al termine del lavoro e dopo aver approvato 5 anteprime, scopre di aver cambiato completamente idea! Se nel contratto non è prevista assistenza successiva alla messa on-line questo non significa che non dovete più rispondere alle telefonate del cliente; viceversa il cliente non può pretendere che voi passiate il resto della vostra vita presso il suo ufficio per fargli capire come funziona il pannello di amministrazione di WordPress!

Tenete a mente queste 10 regole, stampatele, memorizzatele, rispettatele… e loro vi salveranno la vita!

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  • Anonimo

    Massimiliano ha scritto una cosa perfetta, da imparare a memoria

  • Anonimo

    Grazie mille! è un condensato di 10 anni di esperienza sul campo… chi fa (o ha fatto) questo mestiere credo ne sappia qualcosa…

  • Anonimo

    come penso avrai intuito i miei sono molti di più di dieci, non tutti nel campo, quindi ho apprezzato subito i tuoi 10 comandamenti. Unico rimpianto: qualcuno dovrebbe scriverli anche per il “cliente”

  • Anonimo

    Questo è un capolavoro! Personalmente me o sono stampato e non escludo di farci un quadretto da appendere davanti al PC!!!

  • Anonimo

    Ciao, posso sapere su che fonte affermi che le email hanno un limitato valore legale? e perché un fax ha più valore di una mail?
    io so che una mail (anche se non pec), se rimane nel server e dimostro che non ho accesso al server perché magari non è mio.. (es. hotmail, gmail ecc) davanti ad un giudice ha valore tanto quanto un documento ufficiale perché appunto è impossibile da contraffare, al contrario del fax che è fotocopiabilissimo e ritoccabilissimo….

  • Anonimo

    Il giudice ha la facoltà di valutare sempre le circostanze, tuttavia considera che la giurisprudenza “prevalente” oggi in Italia considera le email come un documento informatico sprovvisto di valore legale se privo di firma digitale che ne garantisce la provenienza. Tu, infatti, potresti non aver manomesso la posta in entrata, ma nessuno garantisce che quella mail sia stata scritta effettivamente dal signor “Mario Rossi” che la firma. Ciò, invece, è garantito (da un punto di vista legale) se si usa una PEC.

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