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L’importanza della codifica dei caratteri nelle pagine Web

Prendiamo in considerazione un esempio pratico, quello in cui un browser deve visualizzare una parola scritta in alfabeto  russo (cirillico); essendo stato sviluppato per interpretare i contenuti, il programma di navigazione effettuerà un confronto tra la codifica specificata nell’apposito meta tag e il testo da visualizzare. Ora, se l’encoding di pagina è effettivamente UTF-8, cioè se essa è stata salvata utilizzando questo encoding, non ci dovrebbero essere problemi, tutti i caratteri verranno visualizzati come si deve.

Nel caso in cui invece la codifica utilizzata al momento del salvataggio sia incompatibile con il charset del contenuto, allora la resa della pagina potrebbe essere pessima; avete presente quegli incomprensibili quadratini che non di rado sotituiscono i caratteri? Essi vengono visualizzati quando il browser non ha proprio idea riguardo a come interpretare ciò che viene gli inviato dal server.

Di conseguenza, come prima regola, non dimentichiamoci mai che i meta tag si limitano ad indicare al browser quale modalità seguire per l’interpretazione dei charset, hanno cioè una funzione d’indirizzo, non è invece un loro compito convertire i set di caratteri sulla base dell’encoding definito; se desiderate il massimo livello di precisione dovrete anche salvare le pagine da voi sviluppate nella codifica scelta.

Come seconda regola, ma non in ordine d’importanza, nel caso in cui sviluppiate pagine dinamiche, sarà bene dichiarare in modo esplicito un’unica codifica per tutti le componenti applicative: il codice sorgente, gli headers, la connessione al Database engine, le tabelle e i campi del database.

Seguendo queste due semplici regole dovreste scongiurare la maggior parte dei problemi che potrebbero verificarsi al momento della decodifica dei contenuti da parte del browser.

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