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L’editoria è morta, viva l’editoria (la micro editoria)

L’editoria è in crisi, TV e giornali chiudono, tagliano investimenti e/o posti di lavoro. Guardando solo al mercato italiano, basti pensare ai numeri di RCS (per la quale si parla di una perdita di esercizio superiore ai 100 milioni di euro) e di Mediaset (287 milioni di perdite) per cogliere la portata di una crisi che da congiunturale rischia, sempre di più, di diventare strutturale.

Ma perchè l’editoria è in crisi? La risposta più scontata (e di certo NON sbagliata) è legata al crollo degli investimenti pubblicitari dovuti alla grande crisi economica nata nel 2008. Ma la causa non è e non può essere solo quella. Il mercato tradizionale dell’editoria, infatti, paga terribilmente l’accelerazione dei nuovi media e la diffusione del fenomeno della micro-editoria: oggi chiunque, con costi irrisori, può aprire una piccola attività editoriale su Internet inserendosi, di fatto, nel mercato globale della “domanda di prodotti editoriali”.

E’ evidente, pertanto, che all’aumentare dei commensali la fetta di torta diventi sempre più leggera ed in una situazione come quella odierna dove la torta non cresce ma diventa più piccola, le fette vanno ad essere sempre più sottili un po’ per tutti. Sottovalutare il fenomeno della micro-editoria potrebbe essere fatale per i media tradizionali: se, infatti, prima la domanda di informazione era appagata solo da giornali e TG, oggi attraverso Internet è possibile reperire informazioni da miriadi di fonti “non tradizionali” e lo stesso discorso vale per i video e per ogni altro tipo d contenuto.

Per dare una misura del fenomeno della micro-editoria è sufficiente, per via induttiva, rifarsi ai numeri di Google Italia. Vi chiederete, ma che c’entra Google? C’entra, c’entra… perchè la maggior parte dei micro-editori “campa” grazie ad Adsense che è il veicolo di guadagno esclusivo (o quasi) di queste realtà.

Per sapere qual’è il peso “economico” della micro-editoria on-line in Italia, quindi, è sufficiente fare due conti sui volumi di Google Italia che, secondo indiscrezioni, sarebbero quantificabili in 700 milioni di euro per il 2012. Ora, considerando che storicamente la quota di profitti generati dal network Adsense si aggira attorno al 30% del totale dei ricavi di Big G, possiamo ipotizzare che il volume complessivo italiano di Adsense sia di circa 200 milioni di euro. Di questi circa 60 restano nelle casse di Google, mentre i restanti 140 vengono distribuiti agli editori.

Andando per ipotesi possiamo, ancora, presumere che di questi 140 milioni circa la metà vadano a finire nelle tasche dei grandi partner come Libero, Virgilio ed altre realtà editoriali di primissimo piano, mentre la restante metà (70 mln) vadano nelle tasche dei micro-editori (una platea composta da decine di migliaia di editori con guadagni che vanno dai 100 mila alle poche centinaia di euro annui).

Visto in quest’ottica aggregata – parliamo di un comparto che genera 70 milioni di ricavi pubblicitari – credo che il fenomeno della micro-editoria vada ad assumere un peso decisamente più evidente nel mercato complessivo dell’editoria, un peso che dovrebbe far riflettere non poco gli editori tradizionali che, a mio avviso, si troveranno ben presto ad affrontare scelte radicali per “re-inventare” un business in uno scenario sempre più frammentato e difficile.

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