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Gli effetti (reali) dell’innovazione sul livello di occupazione

Ho sempre ascoltato con scetticismo chi utilizza con troppa disinvoltura parole come “innovazione”, “sviluppo”, “territorio” (parliamo del fin troppo abusato termine glocal), soprattutto se queste vengono pronunciate da esponenti politici o dai sempre più numerosi profeti delle startup che, molto spesso mossi da meccanismi collegati alla raccolta del consenso, parlano sì giustamente del potere delle idee, ma spesso evitano discorsi altrettanto fondamentali come la necessità di Venture Capital, le implicazioni di carattere tecnico e gli oneri fiscali a cui un’impresa deve andare incontro. Parliamo insomma di fattibilità al di là delle buone intenzioni.

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E’ curioso constatare come una personalità totalmente estranea alle cose nostrane come l’ex CEO di Google, Eric Schmidt (oggi executive chairman nel board di Big G), abbia fotografato meglio di molti nostri amministratori pubblici la situazione in cui versa la Rete italiana; pur non nascondendo l’intenzione di Mountain View di investire nella Penisola, il dirigente californiano ha ricordato i gravi ritardi infrastrutturali che limitano la diffusione della Banda Larga all’interno del Belpaese. Forse non tutti lo hanno capito, ma parlando di broadband Schmidt si riferiva ad un servizio essenziale (come l’acqua corrente e l’elettricità) o che lui considera tale.

Insomma, il “guru” di Google, senza formulare accuse dirette, avrebbe implicitamente domandato “Per voi Italiani disporre di connessioni più diffuse e veloci sarebbe vitale ed economicamente conveniente, perché non fate nulla per migliorare la situazione attuale? Noi saremmo disposti a metterci i soldi.”. Ma evidentemente Schmidt non ha spesso a che fare con problematiche da noi mai risolte come il pressapochismo di chi sarebbe deputato a fornire servizi in cambio di tasse pagate dai contribuenti.

In questo caso non ci riferiamo a semplici dichiarazioni d’intenti, parlando del nostro paese Schmidt ha mostrato di essere documentato sulla nostra situazione occupazionale e ha ricordato che, in una nazione che conta un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 40%, un incremento del 10% della Banda Larga potrebbe influire per l’1.47% sul livello occupazionale; lette al contrario, le considerazioni del dirigente americano fanno capire quali potrebbero essere gli effetti reali dell’innovazione sulla crescita italiana.

Quanto detto da Schmidt durante l’evento romano “Big Tent Made in Italy: la sfida digitale“, organizzato dalla stessa Mountain View, è stato recentemente  confermato da uno studio di Cia, Agia e Cittadinanzattiva secondo il quale attualmente la mancanza di infrastrutture dedicate al broadband in Italia costerebbe ben 35 miliardi di euro l’anno, mentre per ogni euro investito nel settore dell’Information Technology si avrebbe un incremento pari a circa 1.45 euro del nostro Prodotto Interno Lordo.

Parlare di startup, di idee che rivoluzioneranno il Mondo è fondamentale se si vuole mantenere vivo il tessuto imprenditoriale del nostro Paese, ma nulla rimarrà oltre l’entusiasmo se le idee hanno successo solo nei BarCamp perché non si dispone dell’impianto strutturale necessario a svilupparle.

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