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Equo compenso: lettera aperta a Gino Paoli

Gentilissimo sig. Paoli,

Questa mattina ho avuto modo di leggere su Corriere.it il suo intervento in relazione alla tanto discussa proposta di aumento del cosiddetto “Equo compenso”, ovvero il contributo (lei lo chiama “compenso” a me sembra più una “tassa”) che viene pagato – più o meno consapevolmente – da chiunque acquisti un supporto digitale come un PC, un tablet o uno smartphone.

E’ bene ricordare che questo “compenso” esiste già da tempo ma in questi giorni si sta discutendo di rideterminarne l’importo in maniera molto significativa. Secondo le cifre che circolano sui mezzi di stampa si parla di un aumento vertiginoso: 5 Euro per smartphone e tablet (invece degli attuali 0,90) e 6 Euro per un PC.. più IVA ovviamente.

Equo Compenso

Leggendo le sue parole, in qualità di presidente della SIAE, leggo che questa cifra sarebbe “dovuta” semplicemente quale “compenso per i diritti d’autore” per la “possibilità di effettuare copie personali” attraverso i dispositivi digitali: in poche parole io dovrei pagare 5 Euro + IVA sul mio prossimo telefono in quanto, in pura linea teorica, lo potrei utilizzare per archiviarci dei filmati o dei brani musicali protetti da diritto d’autore. E’ corretto?

Lei poi, per meglio chiarire il suo punto di vista, fa un esempio pratico: “Quando prendiamo un taxi paghiamo la corsa e lo consideriamo il compenso per il servizio ricevuto, non una tassa”. Come non essere d’accordo? Ma nel suo esempio il servizio viene fruito realmente non in linea potenziale e teorica. Io non pago alla categoria dei taxisti 5 Euro + IVA per il semplice fatto che domani, forse, potrei aver bisogno dei loro servizi. Quando li userò, pagherò il prezzo.

Se io voglio un brano musicale e vado su Itunes e lo compro pago giustamente il suo prezzo. In questo caso nulla da eccepire, come nel suo esempio. Ma per quale motivo io dovrei pagare un compenso per un qualcosa di potenziale? Qui dov’è il servizio? Personalmente sul mio smartphone non ho un brano musicale, non ho un video (ad eccezione di quelli che faccio ai miei figli)… non ho nulla. Ho solo la mia posta elettronica e le app che utilizzo nella mia vita quotidiana e lavorativa.

Sul mio tablet, invece, ho un paio di film sempre acquistati su Itunes e pagati “a caro prezzo” (il prezzo, come molti sanno, non è poi così lontano da quello dell’acquisto di un comune DVD) quindi i diritti d’autore sono già stati pagati al momento dell’acquisto del diritto di visione.

Ora, venendo al mio caso specifico, perché dovrei pagare 5 euro + IVA qualora decidessi di acquistare un nuovo telefono?

Qui il problema NON è quello di NON voler pagare per un servizio che si riceve… ma quello di ritenere ingiusto l’aumento vertiginoso (se lo guardiamo in percentuale parliamo del 450%) di una tassa (chiamiamola col suo nome) che verte sulla convinzione che “tutti sono un po’ pirati” e quindi è giusto chiedere, in via preventiva ed indiscriminata, un contributo per questo vizzieto…

Ma se si dice così allora io potrei sentirmi autorizzato, visto che ho pagato il mio “equo compenso”, a “fruire del servizio” cioè a riempirmi il telefono di brani musicali scaricati tramite torrent o altro… e non ditemi che sto rubando qualcosa. Perché – se la mettiamo così – ho pagato i diritti d’autore quando ho acquistato il telefono.

Ora, io sono fermamente convinto che chiunque voglia fruire di un servizio o godere dell’opera dell’altrui ingegno ne debba pagare il prezzo, ma non mi sembra giusto spacciare come “compenso” (termine che identifica un qualcosa di giustamente dovuto) quella che in realtà, a tutti gli effetti, sembra tutt’altro.

E non cambia nulla il fatto che questo aumento non dovrebbe, secondo il suo punto di vista, ricadere sui consumatori ma sui produttori dei devices… in quanto, come tutti sappiamo, gli aumenti dei costi di produzione ricadono sempre, prima o poi, sui clienti.

Forse la mia visione è limitata, mi è sfuggito qualcosa oppure non ho capito esattamente qual’è il “servizio” di cui dovrei pagare il “compenso”, può essere… ma se così fosse le chiederei di meglio chiarire a me (e moltissimi altri italiani) qual’è la giustificazione di questo prelievo alla fonte.

Con riguardo,

Massimiliano Bossi

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