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Il dominio Volunia.it è in vendita

E’ stata una strana parabola quella che ha portato alla fine del progetto Volunia, a suo modo una parabola tipicamente italiana, esempio di un Paese che, anche nei settori come l’IT teoricamente più avanzati e generalmente più aperti alle esperienze provenienti dal resto del Mondo, fatica a non ripetere gli errori del passato. Ma in questa particolare storia caratterizzata dal fallimento c’è anche molto, troppo, del nostro presente.

Volunia

Volunia nacque come progetto per la creazione di un social search engine, alla base delle sua realizzazione vi fu un’idea di Massimo Marchiori, matematico e informatico padovano a cui si deve Hyper Search, un motore di ricerca i cui risultati tenevano conto delle relazioni tra singole pagine e il resto della Rete nel suo complesso. Lanciato nel Febbraio del 2012 in fase beta, Volunia vide l’abbandono del suo creatore nel giugno dello stesso anno e rimase online, senza particolari clamori fino al Febbraio del 2014. Ora il nome a dominio ad esso collegato è in vendita.

Volunia venne creato come alternativa a Google, ma questa sfida aveva forse un significato diverso per Marchiori rispetto a quello attribuitogli da chi il progetto lo ha finanziato; questo perché se da una parte l’idea di un motore semantico che tenesse contro dei dati veicolati attraverso il flusso sociale era anche dal punto di vista tecnico affascinante, essa mancava probabilmente di basi solide per la monetizzazione, per cui pretendere che Volunia producesse dei ritorni d’investimento in breve tempo e in quantità massiccia non poteva che rivelarsi illusorio. E così è stato.

Ora, per stessa ammissione di Marchiori, in Volunia non venne inserita alcuna tecnologia semantica nè alcuna delle idee che l’informatico italiano aveva partorite in tutti i suoi anni di studio sui motori di ricerca. Inoltre, il progetto si sarebbe scontrato da subito con rilevanti limiti legati al sottodimensionamento dell’hardware; non sufficientemente supportato a livello di risorse, l’algoritmo avrebbe indicizzato solo una piccola parte della Rete rimanendo praticamente inservibile.

Ora, seguendo la via più comoda, vista la conclusione della vicenda ci si potrebbe limitare alla ricerca di un colpevole, attività che nel caso di Volunia sarebbe iniziata addirittura prima del suo battesimo online; ma la verità è che per varie ragioni, senza il contributo tecnico di Marchiori, che lasciò il progetto a pochi mesi dal debutto, il motore rimase allo stadio di “buona idea” da sviluppare.

Qui il collegamento con un fenomeno che forse non è esclusivamente nostrano ma che osservo sin troppo spesso nel mio lavoro, soprattutto nelle collaborazioni con le startup: la sopravvalutazione della “bontà” delle idee rispetto alla loro fattibilità tecnica, l’immotivato e antieconomico entusiasmo dei profeti dell’innovazione totalmente digiuni di competenze (i barcamp ne sono pieni), il tentativo di importare un modello statunitense in un Paese dove il Venture Capital è estremamente limitato e le banche sono restie a concedere qualcosa di più dei complimenti.

Per cui mai sottovalutare l’importanza della fattibilità tecnica di un progetto Web based, mai pensare che il coding e le infrastrutture tecnologiche a sostegno siano soltanto la parte accessoria di una buona idea, soprattutto in un Paese come il nostro dove la fiscalità tende a non premiare alcun tipo di idea.

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  • maxbossi

    Ottimo. Che dire, ottimo. Complimenti Claudio

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