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Perché la tua startup è (probabilmente) destinata a fallire

Personalmente non ho nulla contro il crescente fenomeno delle startup, al contrario penso che esse possano svolgere un ruolo fondamentale ai fini dell’innovazione  in un Paese, come il nostro, dove permane un almeno apparentemente irrimediabile ritardo infrastrutturale; considero invece deleteria la variegata fauna degli “strategists” parassitari che, privi di qualsiasi competenza tecnica, gravitano intorno alle nuove idee imprenditoriali e popolano i vari barcamp, campus o hackathon alla ricerca di conoscenze o consensi spendibili politicamente.

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Questi dannosi individui parlano una sorta di linguaggio tra l’aziendalese e il filosofico infarcito di termini come “spinta autopropulsiva”, “territorio”, “glocal” e, naturalmente, “innovazione”; in genere non hanno alcuna competenza in materia imprenditoriale (se non qualche fallimento alle spalle), non sono in grado di scrivere una sola linea di codice e circolano trascinando pesanti borse strapiene di carta straccia che chiamano “documenti”; sono comunque molto bravi a nascondere queste lacune e in genere sopravvivono grazie al tempo, ai soldi e alla disponibilità dell’ignaro startupper.

Quello che questi veri e propri profeti dell’innovazione, eternamente e immotivatamente ottimisti, non vi diranno mai è che il 75% delle startup finanziate da venture capital è destinata a fallire; ciò è quanto emerge da uno studio effettuato dagli analisti di CB Insights tenendo conto del cosiddetto “Venture Capital Funnel” che opera come sistema per la selezione (più o meno naturale) delle aziende dal momento del finanziamento fino al loro successo commerciale o, nel caso peggiore, alla loro estinzione.

Più precisamente, dalla ricerca emergerebbe che:

  1. dopo un primo round di finanziamento circa il 54% delle startup ne otterrebbe un secondo;
  2. il 9% delle società otterrebbe almeno 5 round di finanziamenti;
  3. come anticipato, il 75% delle startup fallirebbe e verrebbe lasciato morire;
  4. il 21% troverebbe una via di fuga tramite una cessione non sempre conveniente dal punto di vista economico;
  5. soltanto il 4% riuscirebbe a condurre un’attività di successo.

E’ poi da considerare che tale rilevazione è stata condotta negli USA dove: è molto più semplice accedere al venture capital, le banche sono più propense al finanziamento dei progetti anche se presentati da giovanissimi, è possibile iniziare la propria attività già in ambito accademico e la domanda di soluzioni tecnologiche è molto più ampia; questo per non parlare di un regime fiscale infinitamente meno oppressivo rispetto al nostro.

Via StartupItalia e CB Insights

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