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9 regole per una startup perfetta da Thomas Korte, ex di Google

Thomas Korte, attualmente impegnato nel progetto AngelPad, è un ex collaboratore di Google, azienda per la quale egli ha lavorato per quasi 10 anni di fila scegliendo alla fine di diventare imprenditore; Korte è tra l’altro uno dei protagonisti di un movimento di recente formazione negli USA che vede gli startuppers allontanarsi dalla costosa Silicon Valley in favore di una New York City sempre più accogliente nei confronti delle nuove imprese, sia dal punto di vista del potenziale giro d’affari che da quello della legislazione (anche fiscale) vigente.

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Recentemente intervistato, Korte ha voluto indicare quelli che per lui sono le regole auree nella conduzione di una startup di successo; ve le propongo in ordine sparso all’interno di questo post, non aspettatevi suggerimenti illuminanti o indicazioni che potrebbero cambiare la vostra vita e il vostro modo di condurre un’attività economica, tanto per essere pragmatici alla fin fine un progetto è valido solo quando è in grado di monetizzare, ma quanto maturato in un decennio di collaborazioni in Mountain View potrebbe risultare utile per chiunque.

Assumere personale valido, questa la prima regola specificata, un invito ad evitare simpatie e fascinazioni in favore di un approccio che privilegi le selezioni sulla base delle competenze a livello tecnico; nello stesso modo, quando si assume non si dovrebbe farlo tanto perché l’azienda richiede una nuova figura professionale per svolgere un compito specifico, ma per migliorare il valore tecnico complessivo del proprio team.

Basare sempre le proprie decisioni sulle informazioni e non solo sulle opinioni in modo da essere quanto più possibile obiettivi, nello stesso tempo bisognerebbe riuscire a dare la possibilità di sognare, forse anche per distrarsi dalle non poche difficoltà che deve affrontare un’impresa in fase embrionale, costruendo un’identità aziendale che non sia soltanto economica, ma anche culturale (brandizzarsi).

Tra gli altri suggerimenti troviamo lo sviluppare la capacità di chiedere perdono cercando però di non chiedere troppo spesso il permesso (insomma, essere umili costruendo nel contempo la propria autostima), mettere gli utenti al primo posto (addirittura prima dei profitti che però dovrebbero arrivare di conseguenza) e  chiedere “perché no?” invece di “perché?” (essere possibilisti). Infine, forse il consiglio più “pratico”, ricordarsi di condividere le informazioni con i propri dipendenti (responsabilizzazione).

Via TechCrunch

 

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