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Chiarimenti sul Canone Speciale RAI per le partite IVA

Cominciamo dall’inizio: cos’è il Canone Speciale RAI? Il sito Web dedicato agli abbonati dell’emittente pubblica specifica che:

Devono pagare il canone speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto. R.D.L.21/02/1938 n.246 e D.L.Lt.21/12/1944 n.458

Rai

Quindi, almeno apparentemente, dovrebbe bastare il possesso di un dispositivo in grado di ricevere il segnale audiovisivo per ritrovarsi tra i soggetti tassabili, diciamo pure fra i potenziali pagatori; nello specifico, l’entità del Canone Speciale RAI è compresa in un intervallo che va dai 203 a 6.789 euro, dove la cifra massima è riservata agli Hotel in cui il numero delle stanze e superiore a 100.

Per quanto riguarda le partite IVA, quindi lavoratori, professionisti e artigiani, la cifra attesa da Viale Mazzini (probabilmente in crisi di liquidità date le promesse di tagli su iniziativa del Governo), dovrebbe essere pari a 407.35 euro. Ma, e questa è la domanda fondamentale, tutti i detentori di partita IVA saranno obbligati a pagare?

La specifica:

..o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto.

Farebbe pensare di no, in pratica la tassa sarebbe dovuta soltanto nel caso in cui vi sia un lucro derivante; insomma, per evitare l’imposta dai device che vengono utilizzati in ambito lavorativo non dovrebbe provenire alcun vantaggio correlato alla fruizione dei contenuti televisivi.

Sostanzialmente, gli imprenditori che ritenessero di non dover pagare alcunché, dovrebbero giustificarsi inviando una PEC (Posta Elettronica Certificata) con la quale specificare che i dispositivi presenti in studio, in ufficio o in laboratorio vengono utilizzati esclusivamente a scopo lavorativo e che in tali locali non sono presenti televisori.

Un adempimento, quest’ultimo, che rappresenterebbe un’ulteriore perdita di tempo per una categoria già pesantemente impegnata dal punto di vista burocratico; senza contare quali potrebbero essere le eventuali specifiche tecniche da associare alla giustificazione del mancato pagamento e la possibilità che la RAI contesti il diniego.

Si tenga infatti conto che il broadcaster nazionale potrebbe sempre controbattere che il solo possesso di un mezzo di ricezione delle trasmissioni possa ritenersi sufficiente per stabilire l’obbligo al pagamento; se tale interpretazione dovesse essere accettata in futuro, alle PEC (pur ampiamente motivate) non potrebbero che seguire le cartelle esattoriali.

Nota Bene. Questo articolo non deve essere interpretato in alcun modo come un invito a non pagare il Canone Speciale RAI, inoltre, le informazioni riportate in esso non sono da ritenersi sufficienti perché il lettore spossa stabilire di essere o meno un soggetto obbligato al pagamanto del Canone Speciale RAI.

Via Abbonamenti RAI

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