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Un sito Web dimostra l’inutilità del Diritto all’Oblio

Da oltre un mese Google consente agli utenti di esercitare il cosiddetto Diritto All’Oblio, esso in pratica consiste nella possibilità di richiedere, tramite un apposito modulo, la rimozione di link presenti tra i risultati delle ricerche nel caso in cui questi portino a contenuti in cui siano accessibili informazioni personali riguardanti i richiedenti. La stessa iniziativa di Mountain View, che avrebbe agito su invito della Corte di Giustizia europea, è stata intrapresa anche dalla Casa di Redmond per il suo motori di ricerca, Bing.

HfGAlla fine dello scorso mese Big G avrebbe ricevuto circa 70 mila richieste di esercizio del Diritto all’Oblio, queste ultime avrebbero riguardato 250 mila siti Internet per un totale complessivo di 270 mila collegamenti, parliamo quindi di circa 3.8 URL per ogni form compilato e inviato dagli utenti; detto, questo, il Diritto all’Oblio garantisce effettivamente che una determinata informazione non sia più fruibile in Rete?

Se la risposta fosse positiva essa rappresenterebbe una buona notizia per i richiedenti, ma un po’ meno per il resto dell’utenza; questo perché rimane il problema riguardante la necessità di conciliare il diritto alla privacy con quello che permette agli internauti ad accedere al “sapere” per il quale i dati disponibili sul Web rappresentano ormai una fonte irrinunciabile. Recentemente un sito Internet avrebbero però creato alcuni dubbi riguardo all’assimilabilità tra i concetti di “rimozione” e “cancellazione”.

Sostanzialmente il progetto Hidden From Google (e il termine “nascosto” non verrebbe utilizzato per caso), sarebbe stato concepito per ripubblicare i link rimossi dal motore di Mountain View in seguito alle richieste pervenute; questi risulterebbero nuovamente accessibili grazie ad una rapida operazione di crowdsourcing in grado di dimostrare che tali link non verrebbero in realtà cancellati, ma semplicemente rimossi dall’indice.

Navigando tra le risorse di Hidden From Google si verrebbe nuovamente a sapere di quell’archeologo sorpreso a rubare in un negozio perché “aveva dimenticato il portafoglio”, del fratello di un noto politico britannico che avrebbe cambiato religione per sposare una quattordicenne o di quella coppia fermata dalla polizia perché abbandonatasi all’intimità nell’affollato vagone di un treno.

Che tali notizie siano o meno “interessanti” per l’utenza non è argomento di questo post, ci si limita però a segnalare che il Diritto all’Oblio si scontra con quegli stessi limiti tecnici per i quali, come è noto a chi frequenta Internet quotidianamente, ciò che finisce in Rete e diventa pubblico, nella maggior parte dei casi rimane in Rete.

Via Hidden From Google

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