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L’Equo compenso e i rincari di Apple

Quando il Ministro per i Beni culturali Dario Franceschini aveva approvato l’aggiornamento delle tabelle sull’Equo compenso per copia privata, probabilmente su pressioni della SIAE (Società Italiana Autori Editori), la rassicurazione che i rincari non si sarebbero tradotti necessariamente in un aggravio per i consumatori era stata praticamente immediata. Una recente iniziativa per la revisione dei listini da parte della Casa di Cupertino sembrerebbe però testimoniare il contrario.

SIAE

In pratica, il titolare del dicastero della Cultura aveva sottolineato a suo tempo che l’Equo compenso non equivaleva di per sé ad una nuova tassa, questo perché esso era già previsto per i vari dispositivi in grado di memorizzare dati e per i diversi supporti ottici e magnetici per lo storage; più propriamente gli aumenti oggi confermati sarebbero stati il risultato di un adeguamento resosi necessario dalla necessità di attualizzare delle tariffe definite negli anni precedenti quando smartphone e tablet erano meno diffusi e le pen drive (o le microSD) meno capienti.

Tanto per rasserenare gli animi degli utenti, lo stesso Franceschini avrebbe ricordato che in buona parte i device mobili vengono venduti a “prezzo fisso”; dichiarazione, quest’ultima, che sarebbe stata recentemente smentita da Apple che avrebbe optato per una serie di rincari riguardanti più o meno tutti i prodotti hardware in catalogo commercializzati nel nostro Paese. Ora, nulla vieta che anche altre aziende si rendano protagoniste dello stesso tipo di iniziativa per evitare di dover sopportare in toto gli aumenti (e i mancati profitti) dovuti all’Equo compenso rivisto e corretto.

Per fare un esempio, l’iPhone 5S da 64 GB costerebbe ora 954.25 euro, cioè 5.25 euro in più con Equo compenso pari a 5.2 euro; stesso discorso per l’iPad Air con 128 GB di storage predefinito (modello con supporto 4G) il cui prezzo passerebbe a 873.03 euro, cioè 4.03 euro in più per 5.2 euro di Equo compenso. Minore (comprensibilmente) l’impatto sui computer: il costo dell’iMac da 27 pollici e 1 TB (frequenza a 3,4 GHz) passerebbe infatti a 2.033.03 euro, cioè 4.03 euro in più per ben 32.2 euro di Equo compenso.

Dopo la “rimodulazione” ci si aspettava forse che le case madri avrebbero subito i nuovi aumenti senza caricarne almeno una parte sulle tasche dei consumatori? Anche in questo caso a pagare sarà il sempre più affaticato anello debole della catena, cioè quello che non può stabilire né l’ammontare delle imposte né il prezzo dei prodotti. Senza considerare un aumento dell’IVA pari a due punti percentuali, subito dagli utenti della Penisola nel corso di pochi mesi, che ha già avuto il suo impatto sul livello dei prezzi.

Via Il Sole 24 Ore

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