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Quanto guadagnano i lavoratori del Web in Italia?

WebHouseIt ha recentemente proposto un sondaggio dedicato allo stato dei lavoratori del Web nell’anno corrente; i risultati ottenuti tramite questa rilevazione sono naturalmente indicativi, per disporre di dati più precisi sarebbe utile infatti far riferimento ad un campione più esteso, ma potrebbero rappresentare un utile punto di partenza per comprendere quali siano le caratteristiche e le dinamiche della tendenza attualmente in atto.

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Veniamo quindi alle risposte fornite dai partecipanti: ad oggi il 10% dei lavoratori del Web apparterrebbe ad una faccia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, il 39% tra i 25 i 30 anni, il 41% tra i 31 e i 40 anni, mentre il 9% avrebbe più di 40 anni; il 51% di essi sarebbe impiegato nello sviluppo grafico, il 26% nel marketing e nel SEO, il 18% nell’area editoriale; rimarrebbe quindi un 5% occupato in comparti diversi da quelli già elencati.

Per quanto riguarda le distribuzione geografica, il 51% dei Web workers lavorerebbe al Nord, il 30% al Centro, il 16% nel Meridione (comprese le due Isole maggiori) e circa il 3% dall’estero; nella maggior parte dei casi parliamo di persone impiegate da meno di un triennio (il 38%), seguirebbero coloro che hanno lavorato per il Web in un periodo compreso tra gli ultimi 3 e 5 anni (26%), tra gli ultimi 5 e 10 anni (21%) e da più di 10 anni (15%).

Passando al discorso più strettamente economico, dal punto di vista della configurazione e della contrattualistica attualmente il 45.5% degli occupati grazie al Web sarebbe titolare di partita IVA, seguirebbero i dipendenti a tempo determinato o indeterminato (30.5%), gli autonomi con contratto a progetto (12.7%), i lavoratori legati a contratti occasionali (anche per tirocini o apprendistato), con il 6.6%, e i titolari o dirigenti di società (4.7 punti percentuali).

Il 78% del campione avrebbe dichiarato di guadagnare meno di 30 mila euro all’anno, mentre il 23% meno di 10 mila euro, parliamo però di cifre lorde che, a loro modo, andrebbero in parte a confermare un recente sondaggio svolto dalla CGIL secondo il quale (anche per reazione alla disoccupazione), negli ultimissimi anni vi sarebbe stata una importante crescita della nuove partite IVA, però soltanto il 56,4% di esse sarebbe in grado di superare i 15 mila euro di reddito annuo.

Tale dato sarebbe poi riconfermato da un rilevazione pubblicata dagli analisti di MOZ secondo la quale gli online marketer più fortunati sarebbero quelli australiani con un redito annuo di oltre 83 mila dollari, seguiti dagli statunitensi con oltre 80 mila, dai canadesi con più di 72 mila, dai tedeschi con quasi 60 mila, dagli olandesi e dai britannici quasi a pari merito con oltre 53, dagli spagnoli (più di 43 mila) e dagli italiani con una media di poco inferiore ai 27 mila dollari.

Quali i motivi di questo fenomeno in un Paese peraltro gravato da una tassazione tutt’altro che di vantaggio? Scarsa qualità dell’offerta? Incapacità di associare una giusta retribuzione alla qualità dell’offerta? Budget risicati da parte della committenza? Una rilevante quota di evasione fiscale? Debole capacità contrattuale? Contesto economico impreparato e carente di risorse? Necessità di concorrere con le tariffe praticate dai lavoratori in nero? Contesto familiare in grado di assorbire eventuali preoccupazione di carattere economico? Pressione fiscale troppo elevata per giustificare ulteriori investimenti sulla propria professionalità?

Prima di rispondere alla domanda proposta sappiate che mediamente un Web developer ucraino dovrebbe guadagnare 3 mila dollari annui in più rispetto ad un collega italiano.

Via WebHouseIt

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  • Grazie per aver ripreso il nostro sondaggio! 🙂

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