Corsi on-line

Google Authorship, storia di un naufragio

Il progetto Google Authorship sembrerebbe essere arrivato definitivamente al capolinea, esso venne annunciato sulle pagine del Google Webmaster Central Blog nel giugno del 2011 dopo essere stato implementato sulla base di un presupposto tanto condivisibile, premiare i contenuti pubblicati dagli autori più meritevoli creando una sorta di indicatore di fiducia per l’utenza, quanto difficile da tradurre in termini di algoritmo.

GoogleAuthorshipFortemente voluto e promosso da Matt Cutts, onnipresente componente del search quality team di Mountain View nonché inspiegabilmente “uomo immagine” del gruppo in innumerevoli iniziative legate alla SEO, Google Authorship venne descritto come una sorta di standard per mostrare la foto di un autore, associata a nome e cognome, e incrementare nel contempo il numero di click generati grazie alla riconoscibilità e all’autorevolezza di quest’ultimo.

Insomma, l’intenzione era in pratica quella di trasformare la Web reputation in un fattore di ranking ad azione diretta, cioè in grado di influenzare il posizionamento di una determinata risorsa, o indiretta, cioè capace di produrre traffico attraverso una feature messa a disposizione dallo stesso motore di ricerca. Chiaramente, essendo la reputazione una caratteristica fortemente correlata alle dinamiche sociali, Google Authorship non poteva che essere legato a Google+.

Al di là della salute precaria (più in termini di attività che dal punto di vista numerico) del social network di Big G, Authorship godette di un momento di discreta espansione soprattutto nel 2012; i primi ad utilizzarlo furono naturalmente gli operatori in tema di Search Engine Optimization seguiti da sviluppatori, Web designer, da altri lavoratori “del settore” e pochi altri; ma il Web non è fatto solo da ..chi lo fa e parlare di un successo dell’iniziativa sarebbe molto più che fuorviante.

La verità è che se da una parte chi è abituato a lavorare con il codice era in grado di adottare tale strumento con relativa semplicità, lo stesso non si poteva dire per coloro che ignoravano anche il solo significato della parola markup, a ciò si aggiunga una difficoltà tecnica lato SERP nell’individuare non tanto gli autori più meritevoli di evidenza, ma i criteri più efficaci attraverso i quali effettuare tale riconoscimento. E in questo caso si ritorna alla questione algoritmica.

Da qui a sottodimensionare il ruolo di Google Authorship come fattore di ranking il passo è stato breve, quando poi si decise di rimettere in discussione l’inserimento delle foto (che i più maliziosi individuavano come un fattore distraente a danno dell’advertising) il progetto poteva dirsi naufragato, pur conservando la sua funzione “sociale” per gli utenti di Google+. Ciò naturalmente non significa che Mountain View non intenda proseguire nell’utilizzo del dato relativo all’autore come fattore discriminante, ma forse a questo scopo il coinvolgimento di social network di terze parti finirebbe per rivelarsi indispensabile.

Per approfondire: Search Engine Land

Post correlati
I più letti del mese
Tematiche