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Le novità di Android 5.0 “Lollipop”

Mountain View ha finalmente reso disponibile l’ultima versione del suo sistema operativo mobile, parliamo di Android 5.0 (nome in codice “Lollipop” e non “Lion” come previsto fino a qualche giorno fa’ da alcuni analisti); questo rilascio presenta alcune interessanti novità dal punto di vista dell’ambiente di runtime e dell’interfaccia utente, sottolineando un bisogno di cambiamento non pienamente soddisfatto con le precedenti release “Jelly Bean” e “KitKat”.

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La quinta generazione del Robottino Verde è caratterizzata dalla scelta di ART (acronimo di Android RunTime) come environment di runtime predefinito; quest’ultimo era stato introdotto come anteprima in Android 4.4 “KitKat” con l’intenzione di creare un’alternativa alla macchina virtuale Dalvik, la fase di sperimentazione ormai conclusasi sancisce quindi il pensionamento del progetto di Dan Bornstein, un supporto nato per operare con bytecode non Java su dispositivi dotati di una quantità limitata di memoria RAM.

Sostanzialmente, ART effettua l’intera fase necessaria per la compilazione del sorgente contestualmente all’installazione di un’applicazione e non durante la sua esecuzione; in Dalvik invece le applicazioni vengono parzialmente compilate in sede di sviluppo, lasciando che sia poi la stessa Virtual Machine a fungere da interprete e completare la compilazione del codice in fase di esecuzione; i due comportamenti descritti dipendono dal fatto che ART utilizza la tecnologia AOT (Ahead-Of-Time), mentre Dalvik si basa su un compilatore JIT (Just In Time).

Con ART dovremmo ottenere quindi tempi molto più brevi in fase di esecuzione grazie ad un utilizzo della memoria ottimizzato ed esente dall’onere della compilazione, per contro le installazioni potrebbero rivelarsi meno rapide, un fattore che comunque dovrebbe essere mitigato dalla maggiore disponibilità di risorse hardware fornita dai dispositivi attualmente in commercio.

Per quanto riguarda invece l’interfaccia grafica, è da segnalare il debutto di Material Design (nome in codice “Quantum Paper)“), esso prevede che ogni componente dell’interfaccia utente sia associata ad uno specifico valore (elevation value) in grado di comunicare al sistema quale dovrà essere la sua collocazione rispetto agli elementi restanti. Material Design restituisce un’impostazione degli elementi più pulita rispetto al passato puntando su layout suddivisi in griglie, transizioni e animazioni ispirate al criterio delle Responsività e ad effetti basati su illuminazioni e ombre per restituire una maggiore profondità.

Da citare anche l’introduzione dello Smart Lock per sbloccare alcune impostazioni di sicurezza all’interno di determinati ambienti (come per esempio la propria residenza quando dotata di una rete Wi-Fi), la cifratura dei dati attiva in modalità predefinita, il supporto nativo per le architetture a 64 bit nonché quello per il rendering tramite OpenGL ES 3.1, le animazioni a 60 FPS e Bluetooth 4.1. Google Play Service è ora in versione 6.0, aggiornamento che dovrebbe prevedere numerosi interventi per quanto riguarda il miglioramento del livello di sicurezza della piattaforma.

Via Android

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