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Infer: il bug hunter di Facebook

Alcuni anni fa Menlo Park acquistò l’azienda chiamata Monoidics, società fondata a Londra nel 2009 da due imprenditori Italiani, Dino Distefano e Cristiano Calcagno; la Monoidics era una realtà specializzata nella produzione di software per l’analisi del codice sorgente di altre applicazioni al fine di identificare e rimuovere i bug rilevati. Tra gli strumenti ereditati da Facebook vi era anche Infer, un bug hunter che oggi è finalmente disponibile sotto licenza Open Source ed è scaricabile liberamente tramite il code hosting di GitHub.

Infer

Sostanzialmente Infer è nello stesso tempo un tool per l’analisi del codice e un generatore di statistiche; grazie ad esso si potrà analizzare la qualità, e sopratutto i livelli di affidabilità e sicurezza, dei listati scritti in vari linguaggi per lo sviluppo e la programmazione come per esempio Java, Objective-C e C. Non è quindi un caso che gli sviluppatori del Sito in Blue lo abbiano utilizzato fino ad oggi per effettuare controlli automatizzati a carico  delle applicazioni mobili di Facebook per Android, scritta in Java, e iOS, realizzato con Objective-C.

Infer lavora in modo indipendente dalla piattaforma di riferimento, motivo per il quale potrà essere utilizzato anche per verifiche a carico di software destinati a sistemi operativi diversi rispetto a quelli di Mountain View e Cupertino; secondo quanto testimoniato dai coders in forza presso il social network, al momento dei test pre-deployment un’App realizzata in Java o Objective-C presenterebbe in media qualche centinaio di bug in grado di generare malfunzionamenti.

Nella maggior parte dei casi tali problematiche riguarderebbero fuoriuscite di memoria, memory leak, cioè consumi involuti di risorse per via di una scorretta allocazione di quest’ultima, è potenziali cause di crash legate, per esempio, ad eccezioni java.lang.NullPointerException o NullPointerException, che si verificano in Java quando si tenta di eseguire una qualsiasi operazione su oggetti null.

Infer, che Facebook sostiene di aver voluto rilasciare sotto licenza permissiva per fornire a tutti i developers uno strumento con il quale elevare il livello di qualità delle applicazioni in circolazione, offre inoltre il vantaggio di poter effettuare operazioni di scansione suddividendo i sorgenti in porzioni più piccole analizzabili in tempi molto più brevi di quelli che sarebbero necessari per un controllo completo del codice.

Via Facebook

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