Corsi on-line

Sviluppatori: 5 clienti da evitare

Se siete degli sviluppatori vi sarà capitato sicuramente e in più di un’occasione di dover faticare non poco nello spiegare in modo preciso quale sia realmente la vostra professione; non di rado si tratterà di fatica sprecata, anche dovendo discutere con persone di giovane età e, soprattutto, in un Paese come il nostro dove tutti apprezzano i vantaggi della tecnologia (in particolare per quanto riguarda l’ecosistema mobile) ma a nessuno interessa capire come funzionano i software e i dispositivi utilizzati quotidianamente.

clients-freelancers-should-fire

Se però con l’esperienza diventa relativamente facile evitare tali situazioni, definirvi con un  certo livello di approssimazione dei “programmatori” susciterà immediatamente il disinteresse altrui liberandovi dall’onere di dover approfondire l’argomento, rimane il problema del rapporto con i clienti; non di rado con questi ultimi vi troverete non soltanto a dover spiegare cosa fate, ma anche cosa farete per loro.

Pensateci un attimo, ad oggi quella dello sviluppatore è probabilmente la professione più ricercata, le tecnologie per l’interoperabilità sono presenti praticamente in qualsiasi aspetto della vita quotidiana e, in sostanza, non esiste alcun comparto merceologico che non sia composto da vostri potenziali clienti; una platea che, unita alle necessarie competenze, vi garantirà quasi certamente di non alimentare i già alti tassi di disoccupazione che caratterizzano l’economia nostrana.

Ciò però non significa che si debba accettare qualsiasi progetto venga proposto, vi sono alcune tipologie di clienti sulle quali potrebbe essere consigliabile una riflessione prima di attivare una collaborazione.

Il nativo analogico o “quello che scrive ‘Confermo’ nel campo ‘Conferma password'”

Completamente privo di qualunque competenza tecnica, culturalmente, geneticamente e morfologicamente “inadatto al mezzo”, si rivolgerà a voi sulla base di un’esigenza indefinita e nella maggior parte dei casi suggerita da qualcun altro; in generale non è realmente interessato a soddisfare tale esigenza né capisce perché la soddisfazione di quest’ultima dovrebbe richiedere un investimento. Da evitare soprattutto nella fase iniziale della propria professione, può essere però utile per esercitare una competenza necessaria per qualsiasi freelance, la pazienza.

Lo startupper o “quello che fa ‘innovazione'”

Assiduo frequentatore di convegni tenuti da personaggi che parlano di App e Making senza mai aver acceso una calcolatrice in vita loro, ha la mente completamente obnubilata da esempi di grande successo ed exit miliardarie; del tutto privo delle nozioni minime di fattibilità tecnica, tende ad utilizzare termini come “pitch”, “incubatore”, “influencer”, “business angel” e “acceleratore”. In generale non sa nulla d’impresa, opera sulla base di un business plan prestampato, non ha idea che un azienda debba pagare le tasse né che i propri collaboratori abbiano necessità di mangiare almeno tre volte al giorno. Da evitare se non si è alla ricerca di gloria mancata.

Il clonatore o “quello che lo vuole ‘identico a Facebook'”

In generale rientrano in questa categoria coloro che pensano che copiare di sana pianta il progetto di qualcun altro sia un’idea originale; si tratta di personaggi convinti del fatto che creare un’App identica ad Instagram (in genere con un nome diverso, ma molto simile), o un social network come Facebook, permetta di accedere velocemente e con un investimento minimo a guadagni miliardari; come accade per lo “startupper”, anche quest’ultimo tende a “suggerire” che verrete pagati solo in caso di successo dell’iniziativa. Da evitare perché con tutta probabilità vi mollerà a metà strada dopo aver avuto un’altra ispirazione geniale.

Il famoso o “quello che vi paga in ‘visibilità'”

Erede di un’altra figura mitologica oggi meno diffusa, cioè “quello che pagava in ‘banner'”, il famoso ha in genere grandi disponibilità economiche ma, fedele al motto pronunciato da Bill Gates durante una puntata dei “Simpson”, “non si è arricchito firmando assegni”; può essere anche un intermediario, il portavoce di un’azienda o, nel peggiore dei casi, un commerciale. Offre popolarità in cambio di prestazioni d’opera gratuite, fama che molto probabilmente vi permetterà di accedere soltanto ad altre ore di lavoro non retribuite. Da evitare se non volete rischiare di dover essere voi a pagare per lavorare.

L’organico o “quello che parla in prima persona plurale”

Totalmente privo di una personalità propria, e allergico a qualsiasi iniziativa personale, ha sempre desiderato di lavorare all’interno di un’azienda strutturata perché si nutre soprattutto di pacche sulle spalle; si rivolgerà a voi iniziando qualunque frase con un “Noi” seguito in genere da un “vogliamo” e molto più raramente da un “preferiremmo”. Influenzabile perché interamente costruito sulla base di giudizi altrui, è da evitare perché le sue richieste cambieranno sulla base di input esterni che solitamente gestisce con un inchino valutando l’ampiezza dell’angolo creato.

Le tipologie descritte non sono le uniche preferibilmente evitabili, non è quindi escluso un nuovo approfondimento tramite un’ulteriore selezione. Senza voler generalizzare, il fatto che il tono utilizzato sia volutamente ironico non significa che le figure descritte non trovino spesso corrispondenza nella realtà. Immagine fornita da Wahadventures.com

Post correlati
  • gabrieleromanato

    Confermo tutti questi tipi di clienti. E ne aggiungo uno: il cliente dalle modifiche infinite, quello che trae continuamente ispirazione dalle fonti più disparate e per cui le specifiche di un progetto si riscrivono da sole.

  • Francesco C.

    Quello che “Si, l’anticipo per inizio lavoro te lo do, ma lavori 16 ore al giorno, sabato e domenica inclusi.”.

  • Vero tutto, ma si dovrebbe fare un bell’articolone anche sui tipi di sviluppatori che ci si trova davanti. Lasciamo perdere…

  • Extro76

    Ahahahah! Divertente! Personaggi stereotipati ma anche veritieri!

  • Ato

    L’arlecchino
    Colui che vuole che il suo sito sia la copia di altri 10 siti… “prendi il footer di questo, poi l’header di quest’altro…”

    Risultato.. un sito con 10 stili diversi e che fa cagare… contento lui…

I più letti del mese
Tematiche