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E-commerce italiani obbligati alla “chiusura”?

In Rete girano notoriamente una marea di “bufale”, quindi la notizia riportata in questo post andrà trattata con la massima cautela, ma in un Paese che nomina 8 mila Digital Champions non retribuiti, che interpreta la cookie law nel modo più restrittivo possibile e che spaccia l’equo compenso come un contributo alla tutela del diritto d’autore ci sarebbe ben poco da stupirsi se quanto riportato nelle scorse ore da Giuseppe Bottero su La Stampa rispondesse a verità.

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In sostanza il giornalista ricorda che la Camera avrebbe già approvato un Disegno di Legge atto a limitare la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi prevedendo nel contempo non meno di 12 chiusure festive annuali obbligatorie; di queste ultime, 6 potrebbero essere sostituite con uno stesso numero di giorni scelti arbitrariamente dal commerciante; superato il vaglio dei Deputati, il  DdL sarebbe ora passato nelle mani dei Senatori per la necessaria discussione.

Fino a qui tutto bene, per modo di dire, se non fosse per il fatto che nel primo articolo del Disegno di Legge sarebbero state indicate le categorie per le quali tali obblighi non dovrebbero essere previsti, fra di esse infatti vi sarebbero anche quelle dei ristoratori, dei baristi e addirittura dei fiorai, tutti esercenti per i quali le aperture festive rappresentano solitamente un’occasione per ulteriori guadagni. Peccato però che tra le attività esentate non siano stati elencati anche i siti Web per il commercio elettronico.

Tornando al discorso fatto in precedenza, leggendo tale notizia si potrebbe essere pensare ad un “bufala da catalogare” tra i meno improbabili avvistamenti di Alieni e l’imminente invasione dei Rettiliani. Purtroppo però, a conferma di quanto scritto vi sarebbe anche un intervento di Roberto Liscia, presidente del Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, che sul sito ufficiale del Netcomm scrive testualmente (nostri i grassetti):

mi preme sottolineare come il settore dell’eCommerce non può essere soggetto ad una regolamentazione in tal senso, poiché per sua natura è un’attività eseguibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Inoltre, sempre per definizione, il commercio elettronico attiene a transazioni che non si svolgono in un punto di vendita fisico, con conseguente impossibilità di applicazione di tale proposta normativa.

Tale iniziativa, che avrebbe incontrato anche l’opposizione di Federdistribuzione, potrebbe dar vita ad una “forte asimmetria competitiva” con i siti Internet che hanno la loro sede legale in altri Paesi (si pensi per esempio ad Amazon) e che di conseguenza non sono vincolati agli obblighi previsti nel DdL. Diversa, ma per comprensibili motivi, la posizione di Confesercenti per i cui rappresentanti la liberalizzazione sarebbe stata fino ad ora disastrosa creando una situazione insostenibile per i piccoli esercizi commerciali.

Ancora una volta, e al di là dei proclami, le necessità correlate all’innovazione verrebbero totalmente ignorate. Il contenuto del Disegno di Legge citato, o per meglio dire le sue omissioni in tema di e-commerce, potrebbero costituire un’ulteriore dimostrazione della negligenza con la quale le istituzioni tengono conto dei settori economici tecnologicamente più avanzati. Perché in questo caso, più che di malafede, si potrebbe parlare di una non meno colpevole dimenticanza.

Via La Stampa

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