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Articoolo, la morte del blogger (e del giornalista)

A parte il titolo confezionato appositamente per rastrellare view, giusto un po’ di clickbait per portare a casa la pagnotta, ricordo una recente affermazione riportata su Facebook dal sempre ottimo Wolly secondo il quale ad essere morti non sarebbero i blog ma i blogger; effettivamente è da tempo che in Rete si celebrano i funerali di questa forma di espressione, in realtà però i blog ancora attivi non sono pochi, ogni giorno ne nascono di nuovi e alcuni di essi riescono ad emergere nonostante l’ingombrante presenza dei loro autori.ArticooloIl fattore umano è determinante per la sopravvivenza di un blog, nessuno nega l’importanza dei contenuti, nessuno ignora quanto sia rilevante la capacità di venire incontro alle esigenze dei lettori proponendo loro qualcosa di utile e nello stesso tempo leggibile, se vi occupate come me di revisioni finalizzate alla pubblicazione capirete sicuramente cosa voglio dire. Ma i blogger sono strane creature.

Il Web ha resuscitato la parola scritta, lo hanno fatto a suo tempo anche gli SMS e più recentemente le applicazioni per l’instant messaging su mobile a scapito di questi ultimi, ma Internet e la blogosfera sono stati insuperabili da questo punto di vista. Tutti, dall’aspirante artista che sapendo andare a capo crede di essere un poeta al professionista della prosa, hanno trovato spazio. Ma i blogger sono strane creature.

Per i blogger la scrittura online rappresenta spesso un’attività collaterale ad un’occupazione principale, ad esempio quella dello sviluppatore, come nel caso di chi scrive, o del giornalista; i blogger più bravi rastrellano audience, l’audience ben gestita porta lavoro, il lavoro richiede tempo divenendo prioritario sul blogging che viene progressivamente abbandonato. Trovate un solo sviluppatore di buon livello che sia in grado di aggiornare frequentemente il proprio blog personale, non sarà un’impresa facile.

Anche chi fa del blogging la sua professione principale è in genere una strana creatura e in buona parte dei casi si vende per poco o, peggio, si vende in cambio di visibilità. E’ successo lo stesso a molti giovani giornalisti che forse oggi guadagnano in media meno dei blogger, quando non lavorano gratis, e vivono in balia del precariato e di editori convinti che le pacche sulle spalle rappresentino una retribuzione ragionevole.

Se ti vendi per poco anche ciò che vendi verrà valutato come un prodotto di poco valore, nella percezione altrui diventerai facilmente sostituibile. Inizialmente chiunque sia disposto a percepire meno di te diventerà indispensabile. Poi, in futuro è probabile che un editore preferisca rivolgersi ad una soluzione come Articoolo, piattaforma per la generazione automatica di contenuti.

Stop wasting your time,let us do the writing for you!“, il motto del progetto è abbastanza chiaro? Articoolo funziona in modo molto semplice, basterà passargli come parametri di input due o più parole chiave e si occuperà di creare una base coerente per la creazione o la riscrittura di un articolo. Il contenuto prodotto avrà poi un prezzo variabile a seconda dell’offerta selezionata. Un pacchetto da 50 articoli ve lo vendono per 25 dollari; sì 0.50 centesimi ad articolo, avete letto bene.

Non so quanto siano realmente coerenti i post prodotti da Articoolo, l’anteprima del testo generato viene parzialmente offuscata; non mi sono spinto fino all’acquisto, probabilmente mi ha convinto a desistere il fatto che la doppia “o” in Inglese si legge “u”, poi fate voi. Le testimonianze di chi l’ha provato parlano di un servizio per molti versi ancora acerbo, non esente da errori grammaticali e troppo basato sulla riscrittura di contenuti preesistenti. Difetti che non scoraggerebbe buona parte degli editori con cui ho lavorato, ve lo assicuro.

Ma cosa c’entra questo con la morte del giornalismo? Forse è solo clickbait, forse è un modo per suggerirvi di dare valore a ciò che fate e scrivete, prima che qualcuno possa considerarvi un’alternativa meno economica rispetto ad un’applicazione o, peggio, più conveniente. Per ora Articoolo è in beta, ma potrebbe non volerci molto tempo.

Via Articoolo

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