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6 consigli technical SEO

Dopo le grandi rivoluzioni dell’algoritmo Panda, che hanno fatto rivolgere maggiormente l’attenzione dei SEO sui contenuti (tenendo sempre a mente lo slogan “Content Is King”), a volte si rischia di dimenticare alcuni fondamentali passi riguardanti la cosidetta technical SEO: aspetti che riguardano quindi interventi su codice, link, strutture e tutto ciò che va al di là del copywriting puro.

Ecco 6 fondamentali (ed attuali) punti tra i tanti da analizzare e tenere a mente:

  • Meglio www o non www?: impostare la versione preferita del proprio nome a dominio (es: http://miosito.it invece che http://www.miosito.it) non è solo un vezzo. Serve al motore di ricerca per capire quale sia il nome di riferimento, altrimenti potrebbe considerare il sito come doppio e disperdere il prezioso PageRank e Trust fra due siti anziché su uno solo. Questa impostazione può essere indicata tramite un redirect 301 e può essere ulteriormente indicata all’interno di Google Search Console.
  • Sitemap: questo task è ormai spesso a carico dei CMS, ma ciò non toglie che vada monitorato. Oltre alla versione XML da inviare a Google Search Console, sarebbe sempre indicato realizzare una versione HTML che faciliti sia il crawling che l’orientamento dell’utente.
  • Struttura del sito: l’organizzazione delle pagine dovrebbe seguire uno schema di equilibrio e la navigazione dovrebbero presentare macroaree tematiche verticali, in modo da formare una sorta di piramide. Se alcune aree sono troppo cariche di contenuti ed altre no, con voci principali scarne, forse potrebbe essere il caso di riorganizzare la struttura. Anche i link interni dovrebbero seguire una logica di concatenazione fra le pagine correlate di una singola area, piuttosto che un groviglio selvaggio ed indistinto.
  • Sito responsive: è stato detto e ripetuto fino alla nausea, ma ci sono ancora molti siti che sono sono correttamente fruibili su dispositivi mobili. Ciò penalizza l’utente, incide negativamente sulle conversioni e sfavorisce il posizionamento del sito su ricerche eseguite da mobile. Un comodo tool per la verifica del proprio sito è il Google Mobile-Friendly Test.
  • Url Friendly: in questo caso si potrebbe pensare al classico approccio di riscrittura delle URL dinamiche (es: http://www.miosito.it/index.php?option=2&id=14, tipica URL non ottimale da convertire in una più comprensibile http://www.miosito.it/nomepagina), ma è bene andare più in profondità e fornire dei nomi chiari, comprensivi della keyword principale e autoesplicativi. Il tutto cercando di non crearle URL monstre da un centinaio e passa di caratteri!
  • Tempo di caricamento: niente irrita di più l’utente di un’estenuante attesa. Se è vero che ogni secondo in più di ritardo fa perdere un 5% di utenti, oltre una certa soglia (8-10 secondi) l’abbandono è certo. Il tool Google PageSpeed Insights, o in alternativa il Page speed incorporato nella Chrome developer toolbar, possono fornire una panoramica su cosa stia ritardando il caricamento della pagina. Che siano immagini pesanti, css frastagliati script non minificati o caricati nella sezione head, sapremo con certezza dove intervenire.

Via Brick Marketing

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