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Il bar del Dr. Manhattan

Gli umani ignorano che il Tempo è in realtà come un diamante, e si accontentano di guardarne solo una facciata per volta. Da questo bar, spero, potranno goderne nella sua interezza...

Torno

Dopo un lunghissimo periodo d'assenza, torno a questo bar che nonostante tutto, non riesco proprio a scordarmi. Spero di poter rimediare alle mie lunghe assenze ma è un periodo davvero molto complicato quello che sto attraversando...

Strana sensazione

In questo ultimo periodo un alternarsi di tristezza e rabbia mi ha profondamente lacerato nell'animo.

Ciò che ho visto, la capacità di rimanere impassibili anche di fronte al dolore delle persone mi ha spaventato.

Non ho mai pensato che tutti dovessero sentirsi coinvolti nelle tragedie personali che vivono gli altri ma addirittura approfittarsene è un eccesso che mi disgusta.

Si, lo so, succede ogni giorno ma questo non mi rende tutto questo meno riprovevole.

 

Così come le tragedie personali non possono giustificare la cattiveria e l'odio gratuito che qualcuno decide di provare nei tuoi confronti per sfogarsi.

Mi dispiace ma è così: rispetto l'altrui doloro vissuto ma non può essere una scusante continua per il male che talvolta si riceve da questa gente.

C'è un limite ad ogni cosa.

 

Già, una bella combinazione di accadimenti che mi ha prostrat lungamente e di cui ora, piano, piano, sto lasciando il soffocante abbraccio.

 

Spero di tornare presto a vedere la Luce inondare fragorosamente il mio animo, perché adesso sento un opprimente grigio incombere su di esso...

7 generazioni Parte I - I-1.1.

Azlò pigramente lo sguardo al cielo.

Il cielo era ancora ricoperto da un pesante vello di grigi nembi e osservò la lotta ostinata di alcuni raggi di sole che tentavano di penetrarne l'opprimente spessore.

Si alzò un gelido vento che lo spinse a stringersi nel vecchio giaccone dai gomiti lisi.

Non aveva trovato altro da indossare per quella giornata e maledì la tintoria per i lunghi tempi d'attesa.

La palazzina era bassa e dalla pianta larga. La facciata di mattoncini rossastri faceva smorta mostra di sé affacciandosi su quella strada poco trafficata. Di fronte c'era un vecchio bar, con un giardinetto protetto da un basso muro di calce e da un pergolato su cui un tempo s'arrampicavano tralci di vite.

Attraverso le finestre del bar scorse una bisca, come quelle in cui una volta giocava a carte suo nonno. Sorrise ripensando a quelle giornate, quando riceveva una manciata di spiccioli per passare al tempo al flipper o ai videogiochi e poi, qualsiasi fosse stato l'esito della partita, camminare mano nella mano con quel vecchio solido come il granito e gentile come il vento di primavera mentre mangiava un gelato.

Tornò a concentrarsi sulla palazzina, prodotto di un edilizia abusiva così sfacciata da risultare quasi ridicola eppure, allo stesso tempo, ormai irrinunciabile nell'economia paesagistica di quel quartiere della vecchia periferia.

Il cellulare suonò e, dopo averlo preso dalla tasca, rispose con tono distratto:

"Pronto?"

"Tu non guardi mai i display, eh? Non ti hanno insegnato a cosa servono?"

"Si ma fino a quando la persona che mi chiama ha voce per parlare, mi piace sentirla presentarsi alla vecchia maniera." Punzecchiò divertito lui.

"Sei sempre il solito. Sei arrivato?"

"Sono qui che mi godo questo fantastico tempo."

"Come è la situazione?"

"E come vuoi che sia? è tutto calmo."

"Nessun movimento sospetto?"

"E che ne so? Sembra che non ci sia passaggio di gente. Poi se sta succedendo qualcosa di strano dentro, non so dirlo."

"Non so come tu faccia ad essere tanto tranquillo! E non so come ci riesca io sapendoti lì! Comunque in quanto tempo credi di sbrigare la faccenda?"

Lui lanciò un'occhiata all'orologio che del cellulare dopo averlo allontanato dall'orecchio e rispose: "facciamo un'ora. Ti richiamo io tra un po'."

Non aggiunse altro e chiuse la chiamata.

Qualcosa stava succedendo. Una ragazza era entrata nel portore della palazzina. La descrizione corrispondeva a quello che il cliente aveva dato: era ora di mettersi all'opera;

silenzioso come un ombra si avvicinò e si apprestò ad entrare.

 

Continua

Senza tempo.

Mi fermo a riflettere un po', cosa inevitabile, quasi dovuta, e persino un po' scontata.

Succede quando gli anni si avvicendano ufficialmente, quando si chiude un paragrafo di questa vita e un altro, si spera, va dischiudendosi davanti a noi.

Ci sono dei rimpianti, per fortuna ormai cicatrizzati, e tante speranza, dettate dai piccoli grandi trionfi che ho vissuto.

Non posso mettermi in un angolo e piangermi addosso: non è ho motivo per mia fortuna; forse un po' di malinconia è inevitabile quando si guarda al passato ma al futuro invece guardo con ansia.

Quando verrai, oh tanto amato e temuto Futuro? Temuto da molti ma non da me. Non sempre almeno. Sembri un animale selvatico delle volte, una fiera famelica che ti gira intorno, irridendoti con fauci cariche di zanne e artigli che stridono contro il tessuto della tua mente.

Invece se ti si guarda con un sorrisetto di sfida sul volto, non se più atterrente di un brutto sogno e man, mano che ti avvicini, risplendi di una tua morbida luce che confonde un po' la vista ma ti spinge a guardare, affascinato, mesmerizzato, innamorato di ogni tua forma che lasci intravedere mentre giochi con i miei pensieri, stuzzicando le me voglie, la mia curiosità.

Il Futuro, magnifica invenzione, non una semplice convenzione ma una realtà fisica del nostro Universo, parte della sua stessa sostanza, che è intorno a noi e sopratutto dentro di noi.

Il Futuro gioca e lecca via dalle mie mani il sapore di un anno passato, come un cucciolo affamato e festante.

Chiudo gli occhi e lascio che le ali che ho dietro la schiena si aprano.

Ora è tempo di volarmene un po' via e vedere dove mi porterà il vento della notte.

 

Un saluto a tutti quanti voi.

Stelle.

Come occhi di bianco fuoco,

mi osservano dal sidereo, distanti e algide queste stelle.

Come lo sguardo degli dei,

le sento su di me, squarciare il sicuro abbraccio del vello degli inganni.

Come una promessa sussurrata,

la loroluce mi guida attraverso l'erebo, fino al limitare dell'Alba.

Stelle, guardiane e maestre,

compagne e amanti.

Stelle testimoni silenziosi di giuramenti,

di lagrime e sorrisi che mai altri vedranno.

Stelle...

 

 

 

 

Passare.

Sono passato ancora una volta attraverso una delle tante prove che incontrerò lungo il mio cammino durante questi anni di formazione e sono sinceramente soddisfatto.

Oggi mi sono dedicato ad una attività frivola ma piacevole: comprare gli ultimi regali di Natale; so che ultimamente va molto di moda odiare questa festa ma io proprio non ci riesco e perciò chiamatemi pure il Dr.Demodé! Poco me ne cale. Si, la calca nei negozzi è un incubo, gran parte del senso di questa ricorrenza è andato perduto, barattato in cambio di un prodotto di più largo consumo e dal sapore inequivocabilmente commerciale. Però mi basta vedere il sorriso di un bambino che viene tenuto per mano dai genitori, o sentire le loro risa gioiose per ricordare che un tempo ho amato tantissimo anche io questa giornata e che non importa quanto io sia invecchiao, o quanto dolore ed amarezza abbia dovuto provare in questi anni: non potrò mai odiarla perché mi basta chiudere gli occhi e vedermi seduto intorno al tavolo con tutte le persone che ho amato e che mi hanno amato;

si, mi ci voleva, decisamente ed ora eccomi qui, dopo aver fatto gli ultimi pacchetti, pronto a concedermi qualche ora di sonno prima di entrare nel vivo delle feste.

 

Volevo solo augurare a tutti quanti voi un felice e sereno Natale.

Piccole paure.

Dopo domani ho una prova importante. Una è stata superata, brillantemente oserei dire ma questa si annuncia essere ben più difficile.

In questi giorni sto letteralmente costruendo il mio futuro, pezzo dopo pezzo e mi son reso conto che quello che voglio è poter costruire il futuro migliore possibile.

Auguratemi buona fortuna, miei cari, eterei amici.

Il Sonno.

Sono stato strappato all'abbraccio dei Sogni, caldo e confortante, da un'improvvisa inquietudine che mi ha reso impossibile restare assopito.

Conosco il nome del demone che stasera tormenta il mio animo e per questo è stato facile cacciarlo dal mio cranio.

Era lì, annidato tra l'osso e il cervello, che soffiava maligno veleno sulla mia anima ma gli è bastato sentire pronunciato il suo nome e subito ha perso ogni potere ed è divenuta solo una piccola, patetica e meschina creaturina, così insignificante che pareva impossibile potessi averla mai temuta.

Eccomi qui, a scrivere, a dare voce agli ultimi echi dell'ansia che mi ha aperto gli occhi nel cuore della notte.

 

Torno, esaurito il piccolo sfogo, al calore del letto e alle gioie del tempo dei sogni.

 

Un saluto a tutti quanti voi.

Tempi non coincidenti 1.2

Scattò improvvissamente. Il corpo era madido di sudore e per qualche istante fu colto dal panico, sentendo che qualcosa lo stringeva, quasi volesse costringerlo nuovamente a letto.

La mano cercò lungo il muro e alla fine riuscì a trovare l'interruttore.

Una morbida e soffusa luce cominciò a spandersi dalla parete. Alcuni punti della fonte luminosa erano oscurati, segno di un danno presente da qualche tempo e mai riparato.

S'avvide che erano le lenzuola attorcigliate al suo corpo ad aver scatenato quel momento di panico.

Sorrise divertito e lanciò una mezza imprecazione all'indirizzo del proprietario dell'appartamento che ancora si ostinava a non far riparare la centralina vocale.

Si alzò un po' controvoglia, trascinandosi in bagno dove, dopo aver raccolto un po' d'acqua fredda nel cavo della mano, se la spruzzò sul viso. Strizzò un paio di volte gli occhi e commnetò l'immagine che lo specchio gli rimandava: "Orribile. Se quel bastardo non si sbriga a contattarmi, diventerò pazzo a furia di rimanere qui."; il suo sguardo si posò per un istante sul volantino poggiato sulla lavatrice: " Benvenuti a Montreal: la città più ospitale dell'America"; così recitava la scritta a grandi caratteri in grassetto.

"Si, proprio la città più amichevole del mondo." Fece non senza un certo disprezzo mentre tornò a letto.

 

La mattina era fredda e nuvolosa, eccessivamente per quel periodo. Non poté far a meno di infilarsi dentro uno dei grandi centri commerciali della città. Ormai erano praticamente ovunque e, anno dopo anno, venivano costruiti sempre un po' più in profondità, tanto che molti di essi erano di fatto a livello della rete di metropolitana. Parallelamente le grandi cupole che ricoprivano i parcheggi e centri più vecchi, e più in superfice, si ingrandivano e aumentavano anche il numero dei pannelli solari montate su di esse.

Prese da un giornalaio una copia del "Gazette" e lesse preoccupato le notizie che riguardavano casa.

Si sedette al tavolino di un caffé ed ordino una spremuta e un cornetto.

La prima era piuttosto gustosa e zuccherata al punto giusto, proprio come aveva chiesto e gradiva, il secondo era praticamente immangiabile e, con un gesto vago, lo gettò in un cestino della spazzatura poco distante.

Sorseggiò la spremuta mentre ogni tanto, con la coda dell'occhio, catturava il movimento della folla che, ora dopo ora andava aumentando.

Guardò la fascia oraria sul polso della sua giacca e si chiese se non fosse già arrivato.

Lui non gli aveva comunicato con quale volo sarebbe giunto, né tanto meno a quale aereoporto.

"Maledetto maniaco della sicurezza." Mugugnò scontento mentre ingollò l'ultimo sorso di spremuta.

 

Continua...

La via del ritorno

Eccomi qui, seduto davanti al pc del luogo dove non sarei voluto tornare e dove invece, per necessità, sono tornato.

Eppure non mi pesa, sapete? Il sorriso non riesce proprio ad abbandonare il mio volto oggi e, per quanto sia un periodo che si preannuncia pregno di impegni e prove da superare, la fiducia che nutre il mio cuore pare essere inesauribile.

Forse il viaggio che ho fatto mi ha caricato più di quanto pensassi.

Forse il rivedere i luoghi a me tanto cari, è stato più bello di quanto pensassi.

Forse semplicemente, è meraviglioso che ci siano persone che riescono a donarti, in modo disinteressato e con tanto amore, la loro voglia di vivere ed essere.

 

Il cielo si è coperto e i miei propositi di un fine settimana al mare forse sfumano ma che ci volete fare?

Tutto sommato anche le giornate fredde hanno i loro lati positivi.

 

Un saluto a tutti quanti voi.

Beltramy 6

Osservò l'orolgio: mancava poco più di un quarto d'ora all'appuntamento.

Era stato attento nello scegliere il completo da indossare, curandosi di non avere un aspetto troppo formale, né troppo poco formale.

La stanza era stata sistemata secondo uno schema preciso, nessun mobile o sopramobile disposto casualmente, tutto doveva contribuire a creare un certo stato d'animo che gli avrebbe permesso di leggere con più facilità la persona che di lì a poco gli si sarebbe presentata.

"Sei sicuro che tutto questo sia necessario?" Gli chiese improvvisamente Elga che da un po' lo scrutava dalla soglia della porta.

"Ti ho già detto di fare a Gustav i complimenti per le sue lasagne vegetariane? Quando me le avete proposte, te lo confesso, ero piuttosto scettico e preoccupato di mangiare chissà quale porcheria. Invece erano deliziose! Di la verità! è anche per questo che ne sei perdutamente innamorata!" Cominciò a fischiettare il motivetto di uno di quei vecchi film che amava tanto e che guardava durante lunghi e solitari pomeriggi, rinchiuso nella sicurezza della sua abitazione privata, un piccolo tempio al riparo dalle intemperie del mondo.

Elga lo guardò con tenerezza. Stava evitando l'argomento. Era il suo modo di farlo, ormai lo conoceva troppo bene. Sminuiva l'importanza di quelle cose di cui non voleva parlare.

"Puoi prendere in giro gli altri, forse anche te stesso ma non me." Gli fece la sua assistente con tono comprensivo ma risoluto." Mi hai voluta qui per un consulto ed io sono venuta. Mi hai chiesto di analizzare con te la scatola nera e l'ho fatto. Mi hai chiesto un parere preliminare ed io te l'ho dato. Eppure, insisti sulla tua linea d'azione. Non capisco allora cosa ci faccia io qui."

"Ho bisogno che tu guardi insieme a me." Non c'era più il tono ilare e giocoso che di solito usava per dissimulare i suoi pensieri. Solo una profonda, composta determinazione.

"Tu sei in grado di guardare benissimo da solo. Sai che sei il migliore in questo campo, non serve che te lo dica io."

"Non esistono migliori nel nostro lavoro. L'unica cosa che ha un senso, è chi si rivolge a noi. Abbiamo un compito molto importante Elga. Non posso permettermi di commettere errori di valutazione ed è per questo che ho sempre bisogno di un altro paio d'occhi oltre il mio. Devi guardare con me. Ho bisogno di confrontarmi con te e sapere se sto interpretando correttamente ciò che vedo."

"Ogni volta ti sfianchi. Ogni volta che fai tutto questo ti sfianchi e tu lo sai. Ognuno di loro che entra da quella porta, si prende con sé un pezzetto della tua anima. C'è una commissione che li ha esaminati per un anno prima di arrivare a questo punto e già prima ci sono almeno dai 6 agli 8 mesi di test. La cronistoria della loro vita viene scrupolosamente ricostruita, e i M.e.n.t.o. calcolano tutte le possibili direzioni che prenderebbe se non si arrivasse a questo. Tu invece insisti nel comportarti come se dipendesse da te e da te solo."

"Perché, non è così?" Sorrise. Un sorriso privo di qualsiasi allegria. Un sorriso triste, rassegnato e carico di solitudine." La verità è che un test può risultare impreciso. Un M.E.N.T.O. può commettere un errore di calcolo. Un mentologo può dare un parere sbagliato e anche una psico-sonda non è affidabile al cento per cento. Ecco perché al termine di questa catena ci sono io. Nessuno vuole prendere la decisione finale perché sa che potrebbe essere andato qualcosa storto. La responsabilità di una decisione non giusta, il dubbio, è qualcosa che ti perseguiterebbe a vita. Io lo so. Così tutto viene delegato a quelli come me. Gli utlimi a dire la loro. Quelli che prendono la decisione. Elga, prima di scegliere, prima di dire l'ultima, voglio essere assolutamente certo, non importa il prezzo. Ti chiedo di aiutarmi. Sei una grande professionista e la mia migliore amica. Certo, confesso che sei la mia unica amica." Stavolta il suo sorriso fu traversato da un tenero calore ed Elga rise con lui." Quello che sto cercando di dirti è: aiutami, per favore."

Elga lo abbracciò, per qualche istante, e non dissero nulla.

"Vado a prendere posto per lo show." Disse lei.

"Grazie." Mormorò lui.

Il segnalatore suonò e allora seppe che stava davvero iniziando: Beltramy Strong era arrivata.

La gioia di perdersi.

Perdersi in una città diversa dalla propria, scoprirne angoli remoti e segreti è qualcosa che mi sa sempre regalare un grande piacere.

Questo viaggio, da poco compiuto, è stata una continua e piacevole sorpresa e, quelle strade, quelle piazze, quell'umanità che ovunque è uguale e differente, mi mancheranno.

Ci sono dei momenti che non moriranno mai dentro di me, forse nemmeno quando io sarò morto e questo perché sono intrisi di amore. Un amore potente, bruciante, talmente bello da essere drammatico delle volte.

 

Eccomi nuovamente qui, nel mio bar, quel bar che ho ingiustamente pensato di chiudere. Rircodo che lamentavo l'assenza di avventori. Ricordo che riconoscevo di aver avuto buona parte della colpa. Poi ho letto un commento, un nuovo commento, da parte di un utente che però non ha un suo blog... purtroppo, visto che avrei voluto ringraziarlo o ringraziarla (non sempre un nick femminile nasconde una ragazza dietro di esso). Mi ha fatto estremo piacere leggerla e la speranza che mi ha infuso, che questo luogo non sia solo un vuoto spazio virtuale, mi ha fatto decidere definitivamente di non abbandonarlo. Non so se potrò mai essere costante come una volta nello scrivere ma non voglio lascire andare il mio bar: è stato un posto dove ho conosciuto tante belle persone, alcune delle quali mi hanno saputo toccare con la loro presenza, e in cui ho imparato tanto dagli altri.

 

Un saluto dunque ai miei vecchi amici e, spero, a quelli nuovi.

 

A presto.

Mi circonda.

Mi guardo intorno e vedo un mondo che arranca, preda di un caldo soffocante, una bestia senza sonno che lo martoria di continuo. Non un attimo di tregua. Non un po' di pietà.

Fatico io stesso ad andare avanti, durante questa lunga giornata, e desidero solo il conforto dell'ombra e del letto.

Difficile mantenere i propositi della giornata, quando non si riesce nemmeno a respirare, talmente l'aria è afosa.

Eppure eccomi qui, tornato nuovamente su questo blog.

Ho notato, putroppo, che il numero delle visite è calato preoccupantemente, sino a raggiungere lo zero e, visto come vanno le cose, mi chiedo se abbia ancora senso tenerlo aperto.

Il Bar del Dr.Manhattan doveva essere un punto di incontro, un luogo dove scambiare opinioni ed esperienze in tutta tranquillità.

Sicuramente gran parte di quanto è accaduto è da imputare al sottoscritto, però già al tempo notai che molti degli avventori abituali del bar si erano defilati.

Vedrò che cosa fare nei prossimi giorni... fino ad allora, un saluto a tutti quelli che, spero, siano ancora in ascolto

Cosa è giusto.

Ai tempi della Grecia antica, si narra che durante i sacri giochi olimpici, un vecchio pellegrino che intendeva assistere alle gare s'avviò verso la delegazione di Atene e chiese loro se avessero ceduto un posto a sedere per riposare le stanche e provate membra. Gli ateniesi però lo ignorarono, degnandolo solo di qualche fuggente sguardo e parole poco cortesi.

L'anziano viaggiatore allora si recò dai rappresentanti della città di Corinto, ma anche questi fecero orecchie da mercante.

Lo stesso accadde con tutte le altre delegazioni fin quando, ormai esausto e tremante per il dolore non giunse dai rappresentanti di Sparta e qui, prima che potesse proferire parola, tutti i presenti si alzarono per cedergli il posto.

Il vegliardo si sedette e, improvvisamente, la sua voce risuonò con potenza tale da far tremare monti e vallate, da incutere timore anche nel più sprezzante e coraggioso tra gli uomini:

"Tutti i greci sanno cosa è giusto. Solo gli spartani, però, lo fanno veramente!"

 

Un saluto a tutti quanti voi.

Sogni

Sono qui, immerso in questo mare che profuma come una fiaba da mille e una notte, sospeso al confine che demarca il limite tra ciò che chiamiamo veglia e ciò che invece chiamiamo sogno.

Sono qui, in un mondo dai contorni incerti, ove colori, suoni e sensazioni danzano freneticamente al canto delle stelle, ove ogni istante è una vita e ove ogni vita è un istante.

Sono qui, avvinto dalle spire morfine di una notte che rifiuta di concedermi tregua, trascinandomi in un delirio di forme cangianti. Urla proveniente da un altro tempo, un concerto di accenti vibranti, acuti e grevi, che si alternano con rapidità disorientante.

Sono qui, ancora intento a cercare la risposta alla vita.

Sono qui, ancora intenzionato a trovarla.

Un saluto a tutti quanti voi.

Tempi non coincidenti.

Lanciò un occhiata carica di sospetto all'orologio del suo soprabito. Nella vaga luminescenza verde della fascia di interfaccia sul polso i numeri parlavano chiaro: " 10.30 p.m."; disse a bassa voce, come per confermare che quello era un dato reale, incontrovertibile, e non il frutto della stanchezza di una giornata fatta di attese e spostamenti. Le strade, nonostante non fosse tardi, erano già deserte. Non c'era di che meravigliarsene: pur se non era stato istituito il coprifuoco come in altri posti, i disordini verificatisi spaventavano la gente e rappresentavano un deterrente sufficiente per rimanrsene in casa; nessuno si sentiva veramente al sicuro. Alzò il collo della giacca quando sentì un'improvvisa folata di vento che lo fece rabbrividire e si chiese da cosa potesse essere dipeso. Regolò con un tocco il termostato del soprabito, alzando di un paio di gradi la temperatura ma se ne pentì quasi subito, pensando che le celle di potenza si sarebbero scaricate prima in quel modo. Rimase per un po' interdetto, ma alla fine scelse: meglio il caldo del freddo; del resto poteva mettere in ricarica il suo capo d'abbigliamento in qualsiasi punto di rifornimento. Contava di muoversi al più presto, anche se il suo contatto non si fosse presentato. Era stanco di giocare a quel gioco. Quella scarsezza di professionalità gli dava ai nervi. Si trovava in posto dove non conosceva nessuno e di cui sapeva poco. Il suo volo sarebbe partito solo di lì a quindici ore e per lui era un tempo lungo da far passare.

Ci fu un boato improvviso che lo spinse a voltarsi rapidamente. Senza nemmeno rendersene conto si era messo in posizione difensiva.

"Che diavolo?..." Si chiese spaventato.

"L'ennesimo attentato degli indipendentisti." Rispose calma una voce che veniva dalle sue spalle.

L'uomo con il soprabito grigio si girò per fronteggiare il nuovo arrivato, e s'avvide trattarsi di un ragazzo piuttosto giovane tra i venticinque e i trenta anni. Lo squadrò dall'alto in basso. Era vestito sobriamente, con un soprabito di quelli a buon mercato ma comunque di taglio pulito e decoroso. I capelli erano lunghi sin quasi alle spalle, castani con riflessi rossi, lisci e lievemente ondulati sulle punte. Gli occhi erano invece castano chiari, solo un po' allunganti.

"Buona sera..." fece l'uomo.

"Sono convinto che stesse aspettando me." Tagliò corto l'altro, senza però usare un tono scortese.

L'uomo che fino a quel momento aveva atteso capì che si trattava del suo contatto. Si limitò a fare spallucce e, senza altri preamboli, chiese:

"Lei per caso viene da Atene?"

"Da Atene vengono soltanto colombe addomesticate. Ho l'aria della colomba?" Pronunciò quelle parole senza nascondere il proprio disprezzo per l'assurdità di quelle parole in codice.

"Allora concordo: è lei la persona che stavo aspettando." Non aggiunse nulla di più e si limitò a passargli una busta sigillata.

I due si separarono, prendendo direzioni opposte.

 

Aprì la busta quando si trovò da solo. Dette solo un occhiata al foglio al suo interno, tanto gli bastava per memorizzare l'informazione che gli interessava. Prese un accendino acquistato in un negozio di tabacchi locale e bruciò le informazioni, lasciandole cadere in terra.

Sorrise soddisfatto. La navetta per la Terra sarebbe partita tra meno di tre ore e la sua caccia sarebbe potuta iniziare.

 

Fine episodio.

Carovana di Fede

Ho guardato la mia vita da una prospettiva del tutto inedita e proprio quando pensavo di averne capito gran parte dei segreti, mi sono trovato ad ammettere che ci sono parti di me che non conosco ancora e che, nel bene e nel male, mi sorprendono ancora.

Sento la paura respirare vicino a me, quasi volesse avvertirmi di stare attento ma non mi son mai preso la briga di ascoltarla troppo.

La paura che ti paralizza e ti porta via tutto, l'ho già provata e non ho intenzione di ripetere l'esperienza.

Eccomi di nuovo qui, a cercare un po' di conforto tra le pagine del mio bar e sopratutto nelle parole che, gli ormai pochi ma graditi frequentanti, lasciano come commento.

Questa piccola rete di speranza che ho lanciato qualche tempo fa, ancora sa portarmi gioia e desiderio di inoltrarmi oltre i limiti del quotidiano.

Un saluto a tutti quanti voi...

Perso.

Da molto tempo, colpa mia, non curo questo mio bar che, ci crediate o no, è ancora caro e presente nei miei pensieri.

Forse per la poca ispirazione, forse per i molti impegni, sicuramente per i tanti dolori, ho latitato in queste pagine. Troppo.

Non so se tornerò a curarle quanto facevo prima ma ho intenzione di provarci.

Un abbraccio a tutti quanti voi.

Un grido che muore nel silenzio...

Così è la rabbia che sento montare dentro di me in questi momenti, mentre mi ritrovo ad assistere impotente alla sofferenza di chi amo.

Spesso ci si lamenta dell'ingiustizia del vivere ma io, in questo caso, mi lamento delle ingiustizie gratuitamente perpetrate dagli altri, alle quali non possiamo ribellarci.

Esistono dei momenti in cui non si può menare pugni, né urlare come si vorrebbe.

Ci si sente come quando si è travolti dalla pioggia e si corre per cercare un riparo che non esiste. Alla fine lo scoro e la stanchezza sono tali che si cade in terra, vinti dalla furia degli elementi, con il cuore che batte con la stessa furia con cui il martello di Thor percuote i cieli e la terra, con il vento che porta via il respiro, annichilendo nel suo gelo le ultime forze.

No! Rifiuto di cedere, nonostante la mia impossibilità a fare qualsiasi cosa.

Rifiuto di lasciarmi andare, nonostante non abbia più lagrime da piangere, nonostante vorrei solo accasciarmi e lasciare la mia anima sprofondare in un sonno senza sogni, dove niente e nessuno possa raggiungermi, io andrò avanti e non perché io sia forte ma solo per amore...  solo per amore.

Entusiasmi...

Sento il petto gonfio di soddisfatta gioia. Una sensazione di calore appagante che si diffonde lungo le gote e che mi ricorda i giorni più felici della mia vita. Guardo indietro e sono felice di tutti gli atti compiuti lungo il percorso della mia Vita. Sto vivendo un momento in cui mi sto trasformando e quello che sto divenendo mi piace.

Si combatte tutti i giorni ma quando si consegue una vittoria, per piccola che sia, è sufficiente ad essere ripagati di tutti gli sforzi ed i sacrifici compiuti e, persino, quelli ancora da divenire.

Ognuno di noi è parte di qualcosa di grande e possente, qualcosa che a sua volta è parte integrante di ognuno di noi e ogni nostra azione contribuisce, nel bene e nel male, a determinarne la forma in costante evoluzione.

Spero di continuare, nel bene e nel male, a dare il mio contributo a questa incredibile entità collettiva, origine e fine di ognuno di noi.

Un saluto e a presto..


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