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Natural-Iter

Descrizione

Natural-Iter nasce da un'iniziativa finalizzata allo sviluppo di un approccio puramente etologico con i cavalli. Tutto il materiale presente sul dominio è a disposizione dei navigatori, al fine di migliorare la comunicazione con i cavalli (e non solo!!!) e comprenderne i comportamenti"


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Sic et simpliciter

 

"Ogni verità attraversa tre stadi.
Al primo, è ridicolizzata.
Al secondo, è combattuta con violenza.
Al terzo, è accettata come una cosa evidente di per sé
"
[Arthur Schopenhauer]

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"... Un milione di anni prima dell'uomo pascolavano sulle vaste praterie solitarie vivendo di voci che solo loro riuscivano ad ascoltare. Conobbero l'uomo come la preda conosce il cacciatore perché prima di usare i cavalli per il suo lavoro, l'uomo li uccideva per la carne. L'alleanza con l'uomo sarebbe stata fragile perché il timore che egli aveva instillato nei loro cuori era troppo profondo per poterlo rimuovere. Sin da quel primo momento del Neolitico in cui un cavallo veniva imbrigliato, ci furono degli uomini che l'avevano intuito; essi potevano vedere nell'animo di quelle creature e lenire le ferite che vi trovavano.
I segreti bisbigliati dolcemente nelle orecchie turbate...
Questi uomini erano conosciuti come i Sussurratori..."

(tratto da: The Horse Whisperer 1998)

 

 


Posted: 08:52, 3/10/2007
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Parelli docet: diventa un Horseman Naturale

 

La maggior parte delle persone è flaccida.
"...Ma non fisicamente, bensì mentalmente ed emotivamente!
Vi è mai successo di tenere un gatto sulle ginocchia che fa le fusa e tutto ad un tratto entra un cane? Zac... artigli piantati nelle cosce! Ma prima ancora degli artigli... è il buchetto che sta sotto la coda che si stringe.
Credo che tra i due ci sia una connessione anatomica.
La stessa cosa succede all’uomo... il più grande predatore domestico al mondo!
Quando un essere umano è teso o impaurito, il buco sotto la sua coda si stringe e le sue mani si chiudono a scatto: afferra le redini o la lunghina influenzando negativamente le emozioni del cavallo.

Ho visto molte bruciature sulle mani e tante persone fare sci d’acqua sulla sabbia proprio perchè non riuscivano a controllare questo riflesso; si tratta dello stesso tipo di inadeguatezza mentale che porta le persone a usare martingale, redini fisse e coì via. Quando il cavallo si innervosisce mette su la testa, la sua schiena si inarca e cerca di scappare: se si tirano le redini indietro, tutta la sua voglia di andare avanti si manifesta con bocca aperta, coda che si scuote, piedi che iniziano a ballare e testa alta.

Io chiamo tutti questi aiuti artificiali "povere scuse per mani scadenti e poca conoscenza". La maggior parte delle persone non sa cosa passa per la testa di un cavallo e quello che ha o non ha fatto per influenzarne il comportamento.

Dobbiamo imparare ad allenarci emotivamente, in modo da essere preparati al momento in cui il nostro animale predato deciderà di agire da tale: quando lui si altera emotivamente, noi dobbiamo rimanere calmi. Se possiamo controllare le nostre reazioni possiamo imparare ad avere mani che si chiudono lentamente e velocemente: queste sono le mani migliori per stare intorno ai cavalli e sembra che istintivamente le persone lo sappiano. Il solo problema è che cercano di imparare ad avere mani ferme, mentre il vero segreto sono le emozioni.

Più imparate sulla psicologia dei cavalli e sul loro comportamento, più sarete "allenati" a livello emotivo, grazie a ciò che la conoscenza vi offre. Più svilupperete in modo naturale le vostre abilità di horsemanship, più sicuri sarete intorno ai cavalli e meglio riuscirete a gestirli e montarli.

Ci sono due tipi di persone al mondo: gli amanti dei cavalli... e gli altri.
Poi ci sono cinque tipi di amanti di cavalli: i Naturali, i Normali, i Gonzi, le Mammolette e i Secchioni. Ovunque è così! E sapete chi altro classifica le persone in queste categorie? I cavalli! I cavalli, fin dal momento esatto in cui li avvicinate, sanno esattamente a quale di queste categorie appartenete. Vi classificheranno subito come pericolosi o inoffensivi. Se il cavallo ti percepisce come pericoloso, reagirà in base ai suoi istinti di autoconservazione: sarà imprevedibile e pericoloso in una varietà di modi. Se invece ti trova inoffensivo, allora inizierà a cercare di dominarti: lo farà spingendo su di te, sui tuoi aiuti di gamba, sul morso, e resisterà alle tue richieste piuttosto che collaborare.

I cavalli vivono pensando a come fregare la persone! Da animali predati sono programmati a fare esattamente l’opposto di quello che i predatori vorrebbero. La sfida più grande consiste nel dimostrare al cavallo che anche se sembriamo predatori e puzziamo come predatori in realtà non ci comportiamo da tali. Vedete, quando i cavalli si spaventano, non hanno paura che gli facciate semplicemente del male: hanno paura che stiate per ucciderli.

Non vi ingannate pensando che il cavallo sia un animale domestico: dentro a ogni cavallo gentile c’è un cavallo selvaggio, ed è proprio lui che fa male alle persone che gli stanno intorno, fino ad arrivare a uccidere per autodifesa.

I cavalli hanno tre istinti principali:

 1. sono attenti ai pericoli
 2. fuggono quando hanno paura
 3. sono gregari nei confronti del branco

Se vogliamo che i nostri cavalli inizino ad agire da partner piuttosto che da prede allora dovremmo dirottare la loro attenzione dall’esterno verso la nostra comunicazione, trasformare la loro tendenza alla fuga in impulso e la loro gregarietà in uno stretto legame con l’uomo.

Essere emotivamente allenati non è un qualcosa su cui lavorare solo quando state con i cavalli: dovrete lavorare su voi stessi continuamente. Non significa che dovete smettere di reagire algi stimoli, ma che avete più controllo sul modo in cui reagite, specialmente al "buco sotto la coda" e alla sua "connessione anatomica" con le vostre mani.

Un horseman naturale deve imparare a pensare come un cavallo per essere capace di prevederne le reazioni; capire che un cavallo di solito reagisce in base all’ istinto e per autoconservazione, quindi che le punizioni sono fuori discussione; che le loro motivazioni si basano sul desiderio di trovare la comodità ed evitare la scomodità, quindi imparare a togliere e dare comodità al momento giusto se vogliamo che il cavallo risponda.

Dobbiamo anche aiutare i nostri cavalli a essere più allenati emotivamente! Dieci litri di "senso equino" per l’uomo e un etto di "senso umano" per il cavallo. Questo allenamento consiste nell’esporre gradualmente il vostro cavallo a stimoli sempre maggiori, aiiutandolo a fargli superare le sue irrazionali (per noi!) paure.

Alla maggior parte di noi viene insegnato a non innervosire o disturbare un cavallo: "non correre, non fare movimenti o rumori improvvisi!" Sano consiglio per evitare incidenti, se il vostro cavallo non è stato aiutato a diventare più coraggioso intorno alle persone. Ma dovete capire che un cavallo che reagisce così è pericoloso in un contesto antropizzato: sarà imprevedibile per la maggior parte delle persone - a menoche non conosciate i cavalli, e quindi sappiate tranquillamente prevederlo.
In tal caso saprete di doverlo aiutare a diventare mentalmente ed emotivamente preparato: e questo non è lavoro per un addestratore, ma una vostra responsabilità come suo leader.

Un’altra cosa importante che posso trasmettervi è sapere come potete desensibilizzarlo abituandolo; intendo dire che dovete continuare a presentargli lo stimolo che lo innervosisce finché continua a mostrarsi nervoso, e smettere non appena si calma. I cavalli imparano dalla comodità e dalla scomodità: se cessate lo stimolo quando ancora è nervoso e balletta qua e là, penserà che è proprio ciò che ci si aspetta da lui!

Pensate in termini di desensibilizzazione: dimostrategli che non c’è niente di cui spaventarsi e imparerà velocemente a fidarsi di voi, specialmente se voi rimanete calmi e sereni e gli permettete di muoversi dandogli un po’ di corda. Questo è proprio il momento in cui le vostre emozioni e le vostre mani non devono sobbalzare. Più stringete la corda, e più cercate di far smettere il cavallo di muoversi, più lo renderete claustrofobico e stressato.

Per esempio, iniziate a saltellare su e giù davanti al vostro cavallo e continuate a farlo fin quando non ne ha più paura; se pensate che questo peggiorerà le cose allora non capite granché di psicologia equina. Dovete invece dimostrargli che sopravviverà all’esperienza. Quando lui si ferma, voi vi fermate. Sarete sospresi della velocità con cui il cavallo inizierà a "leggervi" e a capire che non lo state minacciando; inizierà a sbattere le palpebre, alzare le orecchie e biascicare. Questi indizi vi diranno che ha appreso qualcosa di importante che cambierà il suo comportamento.

I cavalli possono leggere le persone come libri aperti: siate consci del vostro linguaggio corporeo, delle vostre espressioni e intenzioni, così potrete insegnare al cavallo a leggerle e a capire quando deve preoccuparsi e quando no. Un cavallo ha bisogno di un leader: calmo, controllato, concentrato. Sta a noi imparare a diventarlo, e, cosa ancora più importante, a insegnargli ad essere nostro partner.

Voglio vedere gli antichi principî dell’horsemanship tornare a vivere: non sto parlando di montare a cavallo, ma di un livello savvy che si esplichi in tutto quello che facciamo con i cavalli. Questo è il motivo per cui viaggio così tanto per insegnare quei principî che sono così vecchi che sono sempre nuovi, e così semplici che persino gli adulti possono impararli!". (Pat Parelli)



LE 6 CHIAVI DEL SUCCESSO

 

 

1. ATTITUDINE positivo, progresso, naturale

2. CONOSCENZA comunicazione-comprensione-psicologia invece di paura-intimidazione-mezzi meccanici

3. ATTREZZATURA semplice, gentile, effettivo

4. TECNICA pressione costante, pressione ritmica, movimento ritmico, comodità, scomodità, 4 fasi, rilascio

5. TEMPO mettici il tempo che ci vuole... cosî ci vuole meno tempo

6. IMMAGINAZIONE il cavallo impara giocando. Se il cavallo è il tuo divertimento... puoi essere tu il suo divertimento?


Posted: 06:53, 8/9/2007
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I sette giochi codificati da Pat Parelli

 

I GIOCHI PRIMARI / PRINCIPI...

1. GIOCO DELL'AMICIZIA confidenza, sicurezza, rilassamento, movimento ritmico, sicurezza, attrarre (avvicinare), desensibilizzare

2. GIOCO DEL PORCOSPINO distanza ravvicinata, "direzionare", pressione costante, dominanza, "chi muove chi"

3. GIOCO DI GUIDA distanza ravvicinata - media, direzionare/supporto, pressione ritmica, dominanza, "chi muove chi", guidare

...I GIOCHI SECONDARI / CON UNO SCOPO...

4. GIOCO DELLO YO-YO avanti, retromarcia, transizioni, engagement, sospensione, riuonione, piaffe, passage, slide, stop

5. GIOCO DEL CIRCOLO sinistra, destra, avanti, indietro, spirale, piccolo, medio, grande, veloce, piano, cambio direzione, fare un 8, spin

6. GIOCO DEI PASSI LATERALI sinistra, destra, veloce, piano, via da te, verso di te, cambi di galoppo, half pass, cutting

7. GIOCO DELLA STRETTOIA su, giù, sotto, sopra, fossette, acqua, trailer



Posted: 06:47, 8/9/2007
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Sussurrando...

"Un Horseman lontano nel tempo..."

(a cura di Annalisa Parisi)

 

John Solomon Rarey, vissuto tra il 1827 ed il 1866 (quando ancora i vari Roberts, Parelli, Hunt, Lyons & co. dovevano fare la loro comparsa sulla scena dell'equitazione mondiale sulla Terra) e citato proprio nel romanzo di Nicholas Evans "L'uomo che sussurrava ai cavalli"; il suo libro "The complete Horse Tamer" risulta essere stato tradotto in italiano e pubblicato a Firenze già nel 1858.

Vi invito a visitare questo link per approfondire l'argomento! --->

 

 

 

                              

 

 

 


Posted: 07:44, 4/7/2007
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Arte o Tecnica?

Il Collare Numida : uno “string” con 18 secoli di storia
a cura di Annalisa Parisi

Mi capita ormai sempre più spesso di recarmi a vedere “manifestazioni a base di cavalli” di tutte le forge: dal western all’alta scuola senza troppe discriminazioni per due motivi fondamentali:

1.      una grande e profonda passione per i cavalli che mi attanaglia persino nei sogni;

2.      una fortissima curiosità verso qualunque tecnica di addestramento nel senso più “puro” del termine.

Inutile negare che qualunque sia la scuola di pensiero, quando assistiamo a spettacoli che hanno come protagonisti grandi Addestratori del calibro di Mario Luraschi che incantano un pubblico con delle cooperazioni tra uomo e cavallo a dir poco sublimi, non possiamo trattenere l’emozione e chiederci quale sarà il modo per riuscire a fare la centomilionesima parte di cotanta ARTE solo per soddisfazione personale e per non ridurre a mero mezzo di locomozione il nostro amichetto di mille avventure (inutile negare tanto lo so che lo avete pensato tutti… e anche più di una volta!!!). Poi appena rientrati nei rispettivi maneggi, difficoltà terribili anche solo per lavare gli zoccoli al nostro cavallo… e lì consigli di ogni sorta dall’istruttore e/o dal maniscalco di turno piuttosto che dal gestore del maneggio…. <<menaaaa! Se non ti rispetta diventa pericoloso…. Non farti trattare così altrimenti non riuscirai neppure a mettere un piede nella staffa la prossima volta…>> E a quel punto demoralizzati e pure un po’ depressi raccontiamo quello che abbiamo visto due giorni prima in fiera e lì le “lezioni di stile” si sprecano. Tutti ad argomentare, tutti presunti uomini di cavallo che dispensano consigli gratuitamente e senza neppure troppa competenza. Vi sentirete dire che:

1.      quello che avete visto a Verona è possibile perché gli “Andalusi” o comunque i cavalli di pura razza spagnola quei movimenti li fanno in natura perciò si fa subito a “fare il circo” con quei soggetti lì… [e io mi chiedo: - se è davvero così facile sarà sufficiente comprare un Andaluso, no?!];

2.      cavalli a parte anche se tutti concordano con la naturale predisposizione di alcune razze, le argomentazione dei “professori” del maneggio verteranno sul fatto che alcuni uomini (i cosiddetti uomini di cavalli) hanno un dono particolare e riescono a far fare ai cavalli qualunque cosa. E qui parte la leggenda dei “sussurratori”… uomini straordinari e fantastici con corpo umano e il cuore equino che si aggirano in ogni angolo della Terra a sussurrare frasi dolci e pensierini carini ai cavalli liberi e non… al fine di salirci al volo a pelo e aumentare in tal modo la cerchia di amici per quel vecchio e rinomato proverbio che dice: “Più conosco gli uomini e più mi piacciono le bestie”…  Qualcuno si vanta di averci parlato in sede di corsi e/o seminari che si fanno anche retribuire in maniera adeguata… altri dicono che i “veri sussurratori” non dividano tale dono con altri e vivano così un po’ misantropi al confine tra il concetto di eremita e dissociato/sociopatico.

A questo punto non vi resta che “incaprettare” il Vostro ronzino con morso, briglia, martingala, redini di ritorno e chi più ne ha, più ne metta… bardarVi come un cavaliere medievale con scudo, elmo, lancia, speroni, frusta lunga, frusta corta e avviarvi verso il rettangolo per tentare un approccio più o meno doloroso col Vostro Equino. Bella la fiera, eh??? Forse era meglio non sapere!!!

Posso dire la mia per quel che vale??? TUTTE CAZZATE! La verità è una ed una sola: siamo un popolo di “ignoranti” nel  vero senso del termine. Facciamo un sondaggio: quanti di Voi hanno letto un testo dell’equitazione classica? Pochi, molto pochi… perché i cavalli sono roba da cavallari… non è prevista un’istruzione teorica profonda che riguardi la psiche e il comportamento e le tecniche di addestramento, siamo stati in grado di ridurre in cenere quello che i grandi condottieri facevano ancor prima dell’avvento di Cristianesimo e, la cosa è anche più grave, siamo stati capaci di rinnegare ciò che esiste da sempre: l’equitazione come forma d’arte. E credete che l’arte si trovi così… libera in natura? Insomma il David di Michelangelo era un sasso in natura… magari gigante ma pur sempre un sasso! No l’Arte è un altro giochetto ad uso e consumo degli uomini… e visto che ce la cantiamo e suoniamo così faremmo bene a farne un uso appropriato anche rispetto all’Equitazione. È dalla tecnica che dobbiamo partire e potremmo parlare di Arte solo quando la tecnica sarà perfetta! J  Adesso altro grande problema anche per la tecnica: dove si compra un libro in grado di creare il cavaliere perfetto in meno di 200 pagine? Da nessuna parte… partite dai classici,  Oliveira, Caprilli, Baucher… leggete tutto (tantissime volte) Bartabas, Monty Roberts, Parelli,  gente meno comune… guardate dvd, fiere e spettacoli… fatevi una cultura VERA e propria in tal senso, cercate di carpire laddove se ne presenti l’occasione i più piccoli movimenti nella danza tra uomo e cavallo in fase di esibizione o ancor meglio in addestramento. Diffidate da chi suggerisce “mazzate”… il rispetto si ottiene lavorando con metodo e con cervello, non distribuendo frustate gratis al fine di promuovere un’atmosfera di terrore! Nessun cavallo si sdraia ai piedi del suo cavaliere per istinto naturale… non è un cane! È un cavallo e va trattato da cavallo, non da bambino, né da cane! Ovviamente non improvvisate.

Ho trovato un articolo molto interessante, edito già diversi mesi fa da Cavallo Magazine… Vi invito alla lettura come approfondimento.

 

IL COLLARE NUMIDA
(scarica la versione pdf)

I Numidi erano un popolo di cavalieri che montavano a pelo, servendosi solo di un semplice “collare” per guidare i loro piccoli destrieri.

Nel panorama di un marketing ippico, che sempre più sostituisce quello che, per secoli, è stato ricercato dalle vecchie scuole con umiltà e spirito di osservazione, ci vengono oggi proposti, uno stuolo di sussurratori, nuovi maestri, sciamani, apprendisti stregoni e virtuosi dell’arte equestre trascendentale. In questo sciame di proposte spicciole e filosofie complesse, è comunque utile saper discernere, con acuto senso critico, le teorie attendibili dalle utopie mistiche, le sperimentazioni e le metodologie scientifiche dagli eventi casuali e indimostrabili. Per questo, lo studio degli antichi maestri diventa parte integrante della pratica in sella , al fine di non cadere vittime di pseudo- techiche, spacciate per innovative, che invece trovano la loro autenticità in un passato più o meno lontano. Bisogna sapere che le corse dei carri, che Pausania di Sparta non esita a far risalire al 2700 A.C., erano già praticate durante i Giochi Olimpici, e avevano uno stuolo di appassionati, come la più accesa tifoseria del moderno campionato di calcio. Scomparsi in epoca dorica, questi giochi riprendono lustro a partire dal 776 A.C., quando, sui vasi greci in ceramica, appaiono attaccati alle quadrighe, dei cavalli di “tipo berbero”, originari del nord-africa, sempre stalloni, dalle membra fini e dagli stinchi lunghi.

Gli atleti numidi erano invece ammessi ai giochi panellenici, che comprendevano tutti quei paesi facenti parte o in relazione con la Magna Grecia. Geograficamente i Numidi appartenevano a quelle tribù, stanziatesi a est dell’attuale Algeria e a nord-ovest della Tunisia, talvolta chiamate anche “ Maurusii Numidi” e più tardi “Mauri” , da autori come ad esempio Plinio. Alla voce “Numidia”, l’enciclopedia italiana UTET, nella sua edizione del 1883, così cita: «… La Numidia, allevatrice di valenti cavalieri, forniva ai cartaginesi la cavalleria selvaggia, la quale scorazzava per le terre, senza sella e senza briglia, come se cavallo e cavalcante fossero un solo e identico ente». I Numidi, erano dunque un popolo di cavalieri che , come i più lontani Parti in Asia Minore, montavano a pelo, servendosi esclusivamente delle gambe, e utilizzavano un semplice “collare” per guidare i loro piccoli destrieri. Una sorta dunque di martingala semplice, morbida, che si univa a un altro collare, poggiante sulle due prime vertebre della spina dorsale del cavallo: insomma un po’ il capostipite di quella capezza che alcuni addestratori, molto in voga oggi, ci ripropongono come innovativa. Ad avvalorare questa tesi , tra le rappresentazioni dell’epoca, la più importante resta senz’altro la Colonna Traiana a Roma, nella quale sono infatti rappresentati diversi cavalieri Numidi, con i loro cavalli estremamente riuniti, in pose plastiche e raccolte sotto di sé. Pur non avendo né redini né morso per trattenerli, bensì solo il collare-freno, gli atteggiamenti di questi cavalli testimoniano la dolcezza del loro addestramento, senza dubbio principalmente “alla voce”, nonché il virtuosismo dell’arte equestre di questo popolo nomade e guerriero. La rappresentazione più completa di questo collare numida, ci viene da un reperto di 18 secoli fa, proveniente dalla Villa dei Laberii a Oudna, dove un ignoto artista vi ha rappresentato una vivace scena di caccia, indicando anche i nomi dei cani , una razza di levrieri meghrebini, chiamati “Sloughi”.

 MOSAICO D’OUDNA, detto DEI LABERII

Caccia a cavallo (fine III° sec.- inizio IV° sec.d.C.)

Ma se da un lato, gli storici dell’epoca concordano unanimemente su questo caratteristico modo di montare dei Numidi, dall’altro manca la benché minima spiegazione sull’uso pratico di questo collare. Bisogna dunque pensare che nessuno, a quell’epoca, si interessasse a queste “barbare” pratiche equestri? Per i puristi del latino, il problema si limitava a non confondere gli «Equites frenatis», cavalieri i cui cavalli, dotati di un morso, componevano la cavalleria regolare romana, con gli «Equites infrenis» alias i «Numides sine frenis» che designavano invece quei cavalieri africani i cui cavalli, privi di morso, componevano la cavalleria ausiliare, reclutata dai Romani presso le tribù Numide. Strabone (XVII, III°, 7) annotava a questo proposito: «…guidano i loro cavalli con una semplice corda che usano al posto del morso e li montano senza gualdrappa… si servono tutti degli stessi piccoli cavalli, così vivi, così ardenti eppure così docili… perché non è raro vederne che seguono i loro padroni come cani, senza che ci sia bisogno di una longia per tenerli». Eppure il morso era senza dubbio conosciuto in Oriente già dalla fine del III° millennio e Senofonte lo cita come utilizzato dalla cavalleria greca! Anche Tito Livio descrive queste tribù di cavalieri in modo analogo (XXXV, II°) : «…i Numidi montavano a cavallo…i cavalli erano senza morso e le loro andature sgraziate: essi correvano con il collo teso e la testa allungata…». Chiara e evidente dimostrazione di un’ attitudine naturale, dovuta appunto all’assenza del morso! Questa semplice correggia alla base dell’incollatura, cadde poi in disuso verso la fine del III° secolo dell’era cristiana. Lo dimostra il Pavimento di Oudna, nella Villa detta dei Laberii, un prezioso mosaico di quando la Tunisia era una Provincia Romana, nel quale troviamo , tra le diverse scene rurali, cavalli dal profilo montonino, che sono equipaggiati sia di morso che del collare numida, quest’ultimo peraltro rimasto solo come elemento decorativo.Restano comunque numerose altre testimonianze , che avvalorano la descrizione e la diffusione di questo particolare finimento africano.

Fra i mosaici più significativi, troviamo quello di El Djem , un’avvincente “Caccia alla lepre” della metà del III° sec. d.C., che fa parte della più grande collezione al mondo di mosaici romani, quella del Museo del Bardo a Tunisi . I quattro cavalli rappresentati, hanno redini e morso. Il sauro , in altro a sinistra, è al passo, ma la sua bocca aperta testimonia un’evidente difficoltà ad accettare il morso. Forse questo cavaliere non è ancora avvezzo all’impiego di un’imboccatura mai utilizzata precedentemente! Nel registro inferiore i cavalli , al galoppo , hanno invece mantenuto il collare numida, chiaramente visibile alla base dell’incollatura , sebbene vengano impiegati anche redini e morso. L’attitudine della testa e le loro bocche aperte fanno supporre che questi cavalli non abbiano ancora familiarizzato con l’uso del “frenum”, il morso romano.

Anche nel grande mosaico di Althiburus ( Villa di Asclepieia- fine III° sec. d.C.) troviamo, ordinati su piani diversi, gli episodi successivi di una partita di caccia. Di stile narrativo, presenta tutte scene che colpiscono per la loro vitalità e il loro realismo : attitudini, comportamenti, abiti e equipaggiamenti conferiscono a questo documento, un valore ineguagliabile di rara perfezione. Vi sono raffigurati cavalli montati sia con il collare numida sia con il morso. Ma un dato molto interessante ci viene dal cavallo denominato “Faunus”, in quanto si può ben notare che il suo cavaliere tiene in mano, come in seguito gli “Ecuyers” della Scuola di Versailles, una sorta di frustino, tipo verga, certamente di un legno morbido ed elastico. Un precursore anche del “Carrot Stick”, rimasto però nell’oblio per secoli . Nel 1885, a metà tra storia e leggenda, secondo il racconto di Lefebvre de Noettes, in un’edizione da tempo esaurita, il luogotenente Crémieux-Foa condivide, con alcuni compagni d’arme, alcune sue esperienze equestri con una sorta di collare.

Per girare a destra o a sinistra, colpiva invece l’incollatura col palmo della mano. In questo modo, lanciato al gran galoppo attraverso il campo, saltava anche fossi e barriere, fermando il cavallo a suo piacimento. Successivamente diversi commilitoni, che avevano assistito a queste spettacolari prodezze, lo imitarono con risultati analoghi.

Di questa singolare tecnica equestre numida, Nemesiano, poeta cartaginese del III° sec. d.C, ci offre inoltre una descrizione, estremamente realistica: «…Scegliete un cavallo che sia un purosangue allevato nelle piane desertiche e abituato a sopportare la fatica. Egli non conosce il morso.  Con la sua criniera fustiga le spalle. Che questo non v’inquieti perché, si lascia condurre facilmente: come la verga flessibile tocca il suo collo nervoso, egli obbedisce. Un colpo lo mette al galoppo , un altro lo ferma».
Una tecnica semplice e naturale, utilizzata da gente di cavalli, che condivideva veramente e quotidianamente le asperità del deserto con i propri destrieri, senza bisogno di far parte di sette ascetiche, di percorrere i sentieri di una conoscenza illuminata, di iscriversi a corsi dall’incomprensibile terminologia esterofila, acquistando a caro prezzo un esotico “kit del magico-addestratore-fai-da-te” .

E in questo proliferarsi di illusionisti equestri, trova anche spazio un curioso mosaico, di stile prettamente pittorico, come quello delle “Nereidi che montano i mostri marini” (Dougga- fine II° sec., inizio III° sec.d.C.) nel quale è impressionante notare come, a dimostrazione del suo uso corrente, anche un ippocampo, cavalcatura prettamente disneyana, venisse guidato con il collare numida!  

 

 

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Posted: 05:45, 27/6/2007
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